Una vita in fuga, chi è Cesare Battisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:45

E'del sud del Lazio Cesare Battisti, nativo di Cisterna di Latina. Da lì è cominciato tutto: l'infanzia complicata, l'ascesa al mondo dei Proletari armati per il comunismo, la vita da terrorista prima e quella da uomo in fuga poi. Fece parte di quella schiera di personaggi che fecero degli Anni di piombo uno dei periodi più violenti della storia italiana del dopoguerra, esecutore materiale o co-organizzatore di almeno quattro delitti. Quattro, tanti, alcuni finiti al centro delle cronache italiane per decenni. Inizia presto a prendere una piega sbagliata la vita di Battisti, abbandonando la scuola per poi andare incontro ai primi arresti: il primo nel '72, quando tenta una rapina a Frascati; il secondo nel '74, per lo stesso reato ma con l'aggiunta di sequestro di persona, stavolta a Sabaudia. A metà anni Settanta è a Milano, dove subisce un nuovo arresto con trasferimento nel carcere di Udine: qui conosce Arrigo Cavallina. Se ne sarebbe dissociato in seguito, ma allora era uno dei fondatori del gruppo dei Pac, i Proletari armati per il comunismo.

I delitti

E' dei Pac che Battisti abbraccia le idee: già nel periodo milanese aveva partecipato ad alcune azioni ma dopo la frequentazione con Cavallina inizia a collaborarvi in pianta stabile. Per poco tempo secondo quanto disse lui stesso ai guidici brasiliani: già a fine anni Settanta non ne avrebbe più fatto parte, distaccandosene completamente dopo il primo dei quattro delitti condannati, quello di Antonio Santoro. Avvenne a Udine, il 6 giugno del 1978: maresciallo degli agenti di custodia, il carabiniere fu assassinato in strada reo, secondo i Pac, di abuso di potere nei confronti dei detenuti. Esecutore materiale sarà ritenuto proprio Battisti, che verrà poi condannato all'ergastolo anche per questo delitto. Un anno dopo, è ritenuto co-ideatore dell'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso in una sparatoria che vedrà ferito (con danni permanenti) anche il figlio di questi, Alberto. Stesso giorno (16 febbraio), qualche ora dopo: Battisti partecipa, con ruolo di “copertura armata”, non di esecutore, all'omicidio di Lino Sabbadin, ucciso vicino Venezia. Quarto episodio, 19 aprile '79: viene ucciso l'agente della Digos, Andrea Campagna. Battisti verrà indicato come esecutore materiale e, nello stesso anno, viene condannato a 13 anni e 5 mesi per responsabilità a vario titolo nei quattro delitti. Lui si dichiara innocente e in carcere non ci resta a lungo: evade dal penitenziario di Frosinone e scappa in Francia. E' l'inizio della latitanza.

La latitanza

Lui fugge ma la giustizia fa il suo corso: nell'85 la condanna in contumacia all'ergastolo per reati legati alla lotta armata (oltre che per i quattro omicidi), sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991. Intanto, Battisti è stato un anno in Francia, una decina in Messico, poi di nuovo in Francia: inizia a scrivere romanzi noir, mentre da una Parigi che viaggia sui rigori della Dottrina Mitterrand, viene respinta una richiesta di estradizione avanzata dall'Italia. La prima. Passeranno 13 anni perché arrivi la seconda: è il 2004 e Battisti è arrestato il 10 febbraio ma la mobilitazione in suo favore lo tira di fatto fuori il 3 marzo successivo. Inizia una bagarre legale: a giugno il via libera all'estradizione, l'ex Pac tenta il ricorso ma va male e fugge. Dal 14 agosto di quell'anno, in Francia non se ne avrà più traccia. Va in Brasile, dove riappare nel 2007:  il 18 marzo viene arrestato a Copacabana, in un'operazinoe condotta dalla Polizia locale e dall'antiterrorismo italiano. Il governo brasiliano non è contrario all'estradizione ma per lui arriva il riconoscimento dello status di rifugiato politico. Niente estradizione, per decisione del presidente Lula. Se ne riparla nel 2017. Tenta una prima fuga: fallita. Il Brasile decide per l'estradizione e, un attimo prima di lasciare Planalto, la firma il presidente Michel Temer. Battisti è già fuggito nel Paese confinante ma, dopo qualche settimana, è riconosciuto e fermato a Santa Cruz. Via libera all'estradizione, stavolta definitivo.

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