Uif: “La criminalità usa le criptovalute”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:42

Le valute virtuali “si prestano anche a utilizzi illeciti o criminali, oltre ad esporre gli utenti a notevoli rischi di frode e perdite di valore”.  E' quanto afferma il direttore della Uif – Unità di Informazione Finanziaria – Claudio Clemente nel rapporto sul 2017. Secondo il rapporto presentato oggi, le segnalazioni di operazioni sospettesono state 93.820, vale a dire un +9,7%. “Il primo semestre 2018 con 50mila unità – avverte il direttore – conferma la tendenza all'aumento”

Con il compimento nel luglio 2017 del processo di modifica della legislazione nazionale antiriciclaggio, la Uif, forte dell'esperienza dei suoi primi dieci anni di vita, ha avviato una intensa collaborazione con la Direzione Antimafia e Antiterrorismo hanno formato oggetto di appositi protocolli di intesa.

Criptovaluta e terrorismo

Nel 2017 l'Unità si è specializzata nell'individuare schemi operativi anomali non facilmente riconoscibili da parte dei soggetti obbligati. Nel settore finanziario, che appare in generale attento ai rischi, risultano maggiormente esposte alcune attività, quali il private banking, i servizi di trasferimento di fondi, di cambio valute e di moneta elettronica. Altri segmenti operativi vulnerabili sono quelli dei professionisti legali e contabili, delle attività immobiliari, del gioco.

Anche il settore non-profit, il credito al consumo e il commercio di opere d’arte, sono particolarmente interessati dal rischio di finanziamento del terrorismo. In merito, La Uif segnala come particolarmente rilevante (+58%) sia stato l'aumento delle segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo che hanno raggiunto quasi 1.000 unità. A tale crescita ha contribuito l'azione di sensibilizzazione svolta nei mesi scorsi dall'Unità.

La criminalità organizzata vede convivere livelli meno evoluti, dediti ad attività legate al territorio, con livelli più sofisticati. Questi ultimi mantengono un profilo criminale defilato per gestire, con un approccio di tipo affaristico, i propri interessi illegittimi e intessono, anche grazie alle enormi riserve di liquidità e all’accesso a riservati network relazionali, rapporti con una pluralità di attori apparentemente esterni al contesto criminale: amministratori pubblici, burocrati, liberi professionisti e imprenditori. 

Reati tributari

Il valore aggiunto ascrivibile all’economia sommersa si attesta, si legge nel report roprendendo i più recenti dati Istat, a 190 miliardi, pari all’11,5 per cento del prodotto interno lordo. La “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” del 2017 stima in 87 miliardi di euro, nella media del periodo 2010-2015, il gap tra le imposte effettivamente versate e quelle che i contribuenti avrebbero dovuto versare in caso di perfetto adempimento degli obblighi tributari. Tali valutazioni forniscono qualificate indicazioni su quanto possano essere diffusi i reati tributari e sul danno da essi determinato al Paese.

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