Turismo, 150 mila aziende femminili

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:06

Negli ultimi quattro anni il cielo del turismo italiano si è tinto di rosa. Quasi un terzo dell’industria della vacanza è in mano alle donne d’impresa. Sono quasi 150 mila le imprese femminili che si occupano di attività di ristorazione e alloggio, di servizi turistici o legati all’intrattenimento e al divertimento, il 29,5% del totale. Sensibile, riferisce Adnkronos, la crescita del comparto “rosa” del turismo in 4 anni: +8,7% e quasi 12mila imprese in più. Dall’elaborazione effettuata dall’Osservatorio sull’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, emergono con chiarezza i settori turistici a maggior vocazione femminile, ma anche quelli che in questi ultimi anni hanno attratto maggiormente le donne. Una linea di tendenza favorevole all’imprenditorialità femminile che si estende anche al di fuori del comparto economico delle vacanze. In Trentino, per esempio,  Nei primi sei mesi del 2019 sono state avviate 384 attività gestite da donne, mentre le cessazioni sono state 372, con un saldo positivo di 12 unità. Il settore dove opera la maggior parte delle imprese femminili è l'agricoltura (21,1%), seguito dal commercio (20%) e dal turismo (16,6%). Al 30 giugno 2019, nel Registro imprese della Camera di Commercio di Trento, risultavano registrate 9.150 imprese femminili, pari al 18% delle 50.829 unità operanti in provincia. Nonostante la loro incidenza sul totale delle realtà locali sia ancora inferiore al dato nazionale (22%) e a quello del Nord Est (20,3%), le attività economiche guidate da donne, osserva l’Ansa, hanno evidenziato, negli ultimi cinque anni, un dinamismo che trova riscontro in un tasso di crescita reale del 3,9% (a fronte di una riduzione dello 0,5% dello stock provinciale). Rispetto al giugno del 2018 il numero delle imprese femminili è aumentato di 43 unità.

Decisiva la presenza femminile

“Come mostrano i tassi di femminilizzazione di questi settori (dati dal rapporto tra imprese totali e imprese femminili), nell’avviare un'attività dedicata alla vacanza e al divertimento, le donne puntano di più sui bed and breakfast e sulle case vacanza piuttosto che sugli alberghi, sui bar piuttosto che su ristoranti, sui parchi divertimento e sui parchi tematici piuttosto che sugli stabilimenti balneari o sulle palestre – sottolinea Adnkronos – . E diventano quasi decisive, “pesando” oltre il 40% del totale, in tutti quegli ambiti in cui probabilmente la capacità organizzativa o un più elevato titolo di studi fanno la differenza: quasi il 42% delle agenzie di viaggio è al femminile, lo sono anche il 40% delle imprese che forniscono servizi su prenotazione e guide turistiche, e, sebbene con numeri complessivamente più contenuti, al femminile è anche il 41% delle attività di biblioteche e archivi, così come lo è il 30% circa dei musei”.  Il confronto con il 2015, poi, mostra una vera “impennata” di imprese guidate da donne nel settore dei bed and breakfast e delle case vacanze (+4.258 imprese) e in quello dei servizi di prenotazione e guide turistiche (+517).

Il boom nelle metropoli

Oltre 5mila in più, inoltre, i ristoranti gestiti da donne rispetto a 4 anni fa e circa 1.300 i bar al femminile aggiuntivi rispetto alla fotografia scattata a fine giugno 2015. “Il settore dell’alloggio e della ristorazione, comparto fondamentale dell’industria turistica nazionale, rappresenta del resto uno degli ambiti in cui il milione e 338mila imprese femminili sono più diffuse: 133.531 quelle registrate a fine giugno scorso, pari al 29,37% del totale. In termini di numerosità, comunque, i primi settori per partecipazione femminile all’impresa sono il commercio, con oltre 356mila imprese guidate da donne, e l’agricoltura, con più di 211mila- riporta Adnkronos-. Anche l’elevata presenza di imprese femminili nel commercio e nel turismo è probabilmente tra le ragioni per cui più di un terzo delle attività guidate da donne si concentra nella città metropolitane, a partire da Roma, Milano e Napoli. In termini di incidenza percentuale sul totale delle imprese registrate, invece, sono alcune piccole province, molte delle quali del Mezzogiorno, a trainare la classifica nazionale, a cominciare da Benevento, Avellino e Chieti, in cui le donne di impresa sfiorano il 30% delle attività totali”.

Le ombre che rimangono

Il lavoro non retribuito, però, resta principalmente a carico delle donne. “Il problema – spiega a Economyup.it Claudia Pingue, general manager del PoliHub, l’incubatore d’impresa del Politecnico di Milano – non è biologico ma sociale e culturale, con un non trascurabile impatto economico”. Cosa fare per incoraggiare un cambio di paradigma culturale e sociale nelle nuove generazioni? “Offrire role model diversificati – prosegue Claudia Pingue – che possano creare maggiore consapevolezza nella scelta delle proprie passioni, evitando appiattimenti e polarizzazioni di genere. Chiaro è che per invertire la tendenza nel breve periodo si possono creare incentivi più forti per le startup. In Italia ad esempio una legge efficace relativa alla presenza delle donne nelle società quotate e pubbliche è stata la Golfo-Mosca del 2012, che oltre ad aver comportato a metà del suo periodo di applicazione il triplicarsi delle donne presenti nei consigli di amministrazione, ha contributo alla creazione di un bacino di donne da cui attingere per la composizione dei consigli”.

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