Tria al Senato: “Pace fiscale non vuol dire condono”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:56

Parlare di pace fiscale non vuol dire fare nuovi condoni ma un fisco amico che favorisca l'estinzione dei debiti”. C'è Giovanni Tria, titolare del dicastero dell'Economia, in audizione davanti alla Commissione finanze di Palazzo Madama, alla quale ha esposto le linee programmatiche del suo Ministero. E lo fa puntando i riflettori sul tema del fisco che, spiega, “ha a cuore accanto alla riscossione anche il suo presupposto, cioè creare ricchezza e consumi e in ultima analisi il benessere e la crescita del Paese”. Per il titolare dell'Economia “la pace fiscale non significa varare nuovi condoni ma pensare a un fisco amico del contribuente, che favorisca l'estinzione dei debiti”. Il tutto, spiega, nell'ottica di un passaggio “da uno stato di paura nei confronti dell'amministrazione finanziaria alla certezza del diritto e alla fiducia, mutare il rapporto tra Stato e contribuenti adottando come principio guida la buona fede e la reciproca collaborazione tra le parti”.

Capitolo crescita

Ma non solo pace fiscale. Nel corso del suo intervento, Tria ha spiegato che il Mef sta avviando una task-force “per analizzare i profili di gettito in vista della definizione della flat tax, in un quadro coerente di politica fiscale e in armonia con i principi costituzionali di progressività che l'attuale sistema Irpef fa fatica a garantire”. E, sul piano della crescita economica dell'Italia, ha reso noto che “nel 2018 si registrano ancora tassi positivi seppur a un ritmo lievemente inferiore a quello medio registrato nel 2017”. Per il ministro è “ancora possibile conseguire nell'anno in corso una crescita non lontana da quella programmata anche se il quadro internazionale fa prevedere un rallentamento”. Il quale, come indicato anche dagli istituti internazionali, è previsto anche nel 2019 “nei principali Paesi europei” e “avrà un impatto anche sull'economia italiana per le forti interdipendenze”.

Fatturazioni elettroniche

Infine il tema fatturazioni elettroniche: per il ministro “deve essere chiaro che la data di introduzione della fatturazione elettronica non subirà modifiche e che, “a partire dal primo gennaio 2019, la fatturazione elettronica costituirà un obbligo generalizzato anche nelle cessioni tra privati… Conseguentemente verrà abrogato lo Spesometro”.

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