Sempre più cemento, l'altra faccia delle alluvioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:29

Se è vero che, al dopoguerra a oggi, il verde in Italia è raddoppiato, il dato confortante sbiadisce davanti all'ultimo rapporto 2019 sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” rilasciato dall'Isituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Secondo il documento, infatti, avanza la cementificazione soprattutto in aree già urbanizzate: ad ogni italiano corrisponde una superficie di corca 400 metri quadrati di cemento, che crescono di due metri quadrati all'anno. Un dato sconfortante, se si considera il parallelo della decrescita demografica. 

Un Paese aperto

L'Italia come cantiere aperto. Secondo il rapporto coprono oltre duemila ettari: dai nuovi edifici alle infrastrutture, la cartina dell'Italia dei lavori in corso fotografa un Paese sempre più cementificato. Sgomberando il campo dai fraintendimenti, occorre rilevare come il consumo di suolo non ha sempre carattere abusivo, ma cresce anche nelle aree protette e vincolate dalla tutela paesaggistica. La considerazione del fenomeno non è di secondaria importanza: durante i fenomeni estremi di maltempo come quelli dei giorni scorsi, l'acqua che cade copiosa dal cielo non viene drenata dalle campagne, ma finisce nei fiumi, ingrossandoli

Italiani a rischio

Secondo i dati forniti dall'Ispra e datati 2018, sono circa  6.183.364 Italiani che abitano in zone a rischio alluvione: un buon 10% della popolazione totale, con circa 2.648.499 famiglie che rischiano di trovarsi per strada in caso di fenomeni metereologici estremi. Gli edifici attenzionati sono 1.351.578 596.254 industrie. Il record acqua alta a Venezia ha posto all'attenzione di tutti il danno che tali eventi arrecano anche ad opere d'arte. Si stima che siano circa 31.137 i siti storico-artistici a rischio. Ma le cause non sarebbero solo imputabili ai flussi di aria straordinariamente calsa nell'atmosfera. L'Ispra stesso denuncia un aumento della cementificazione del Paese negli ultimi anni: le regioni dove si è continuato ad edificare negli ultimi anni sono, coincidenze o meno, quelle in cui il maltempo rappresenta una minaccia tangibile: Liguria (con il 22,8% di territorio “consumato”), Lombardia (17,3%) e Veneto (14,7% circa). La Stampa riferisce che, sempre secondo i dati Ispra, dal 1998 al 2018 in Italia sono stati spesi 5,6 miliardi di euro (300 milioni all’anno) in progettazione e realizzazione di opere di prevenzione del rischio idrogeologico. Eppure, nonostante lo stanziamento di risorse, l'Italia continua ad essere un Paese sempre più fragile.

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