Salvini sul Veneto: “Statuto speciale? Vediamo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:31

Il “laboratorio di autonomia” annunciato dal governatore del Veneto, Luca Zaia, a seguito dei risultati ottenuti al referendum, è un percorso concreto, netto e ben chiaro: l’intento della Regione, al momento, è conseguire lo statuto speciale, chiedendo espressamente al Governo (previa proposta di legge statale per iniziativa regionale) una modifica dell’articolo 116 della Costituzione, che possa inserire il Veneto nella ristretta cerchia che già comprende Sicilia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sardegna. Una mossa che ha interdetto Salvini e che non ha incontrato il beneplacito del presidente della Lombardia, Roberto Maroni, dettosi “spiazzato” dall’iniziativa del corrispettivo veneto e, in un’intervista a ‘Repubblica’, scettico sulla possibilità di compiere un percorso a due: “Bressa mi ha telefonato dicendomi chiaro che se io gli avessi chiesto lo statuto speciale per la Lombardia non sarebbe stata possibile alcuna trattativa con il Governo, visto che la materia è di competenza del Parlamento… la mia richiesta referendaria faceva esplicito riferimento all’articolo 116, il che mi impedisce ora di chiedere lo statuto speciale”.

Salvini: “Quanta autonomia? Se ne discute”

Si è inserita dunque nello spazio di qualche ora l’auspicata “trattativa combinata” fra Veneto e Lombardia, con il “doge” Zaia a convocare di buon’ora la giunta per definire a piene linee il programma da presentare al Governo e avviare la trattativa con Palazzo Chigi per ottenere quell’autonomia che, nello specifico, riguarderebbe i “nove decimi delle tasse”. Richieste bollate come “irricevibili” proprio perché di competenza del Parlamento. D’altronde, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, non si è sbilanciato rispetto all’iniziativa del governatore del Veneto. Spiegando a ‘Radio anch’io’ le sue impressioni sulla richiesta di Zaia, il segretario del Carroccio si è limitato a dire che “ci sono due milioni e mezzo di veneti che hanno dato mandato per trattare autonomia. Poi quanta autonomia deve arrivare… da persone serie si discute”. Sull’argomento, però, il leader ha più che altro glissato, attribuendo il caso “ai soliti analisti e giornalisti”.

Sulla valenza del percorso post-referendario delle due regioni, però, Salvini continua a mantenersi sugli standard iniziali. Dopo i referendum di domenica, ha detto, “gli italiani devono decidere” se continuare a farsi governare da “un centralismo che ha fallito”, pur restando “nell’ottica dell’unità nazionale”.

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