Salvini deposita la querela contro Belsito

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:13

Il vicepremier Matteo Salvini ha depositato una querela nei confronti di Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega. Il testo è stato presentato presso la cancelleria della Corte d'Appello di Milano e, secondo quanto previsto dalla nuova legge, si costituiva come atto necessario per poter celebrare il processo di secondo grado istituito per il reato di appropriazione indebita contestato a Belsito, per il quale non è più possibile procedere d'ufficio. Il presunto reato di approprazione indebita è stato contestato all'ex tesoriere assieme a Umberto Bossi e a suo figlio Renzo, sospettati di aver utilizzato fondi del partito per fini privati. In primo grado, i primi due erano stati condannati a rispettivamente a 2 anni e 6 mesi e 2 anni e 3 mesi, mentre il figlio del leader leghista ne aveva ricevuta una di un anno e 6 mesi.

La vicenda

Intanto, sulla questione dei fondi si è espresso in un'intervista a The Post Internazionale anche Stefano Stefani, che ricopriva il ruolo di tesoriere quando alla guida della Lega c'era, in qualità di segretario, Roberto Maroni: “Feci presente più volte a lui e Salvini, sia in pubblico che in privato, che si stava spendendo troppo e troppo in fretta… Nessuno, all'interno del Consiglio federale, si oppose a questa politica. Tantomeno Salvini, che all'epoca aspettava solo di diventare segretario”. Questa, in buona sostanza, la versione di Stefani, il quale chiarisce così la sua posizione rispetto alle spese che interessarono il Carroccio e che, oggi, risultano il fulcro dell'indagine della Magistratura la quale, nel frattempo, ha decretato la confisca dei beni per 49 milioni (la conferma è arrivata ieri).

La versione di Stefani

“Parte dei 40 milioni – ha detto ancora Stefani – rimasti in cassa dopo le dimissioni di Bossi (frutto, almeno parzialmente, dei rimborsi elettorali nel mirino della magistratura) sarebbero stati spesi in modo ingiustificato – spiega l'ex tesoriere – assumendo costosissimi  professionisti esterni 'amici di Maroni' e finanziando la campagna elettorale del futuro governatore della Regione Lombardia”. E, a proposito del suo ruolo e del suo peso specifico all'interno del partito, spiega che nessuno lo ascoltò in quanto lui non contava nulla: “Ero un mero esecutore”.

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