Riscatto laurea: si studia sconto anche per lavoratori pre-1996

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Il peso (economico) della cultura potrebbe alleggerirsi un po', con conseguente guadagno per le pensioni degli italiani. Visto il successo riscosso nei primi quattro mesi – da marzo a luglio – dalla nuova norma sul meccanismo di riscatto agevolato della laurea, che prevede sconti per chi ha cominciato a versare i contributi dal 1996, il governo Conte bis sarebbe al lavoro per allargare la platea dei destinatari, rivolgendosi a chi ha iniziato a lavorare prima di quel periodo. Eventuali novità sono attese per la prossima legge di bilancio, la prima a tinte giallorosse, che dovrà essere presentata al Parlamento prima di 20 ottobre prossimo, scrive Il Messaggero, per la discussione in aula.

La norma

Introdotta in via sperimentale dall'esecutivo gialloverde nel gennaio 2019 e prevista fino al 2021, della durata quindi di un triennio, la misura è stata subito ben accolta da una vasta platea di lavoratori. Nell'intero 2018, infatti, le domande per il riscatto della laurea sono state 29mila. Nei soli primi quattro mesi dall'entrata in vigore della nuova norma, l'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) – è l'ente che si occupa delle pratiche del riscatto a fini pensionistici – ha ricevuto 32mila domande da marzo a luglio, con il picco registrato a maggio (8mila).

Il prezzo del riscatto

Attualmente, i sistemi per il riscatto agevolato della laurea a fini pensionistici sono due. Quello ordinario e quello con lo sconto. Nel primo caso, il sito dell'Inps riporta l'esempio di un lavoratore che paga il “prezzo pieno” del riscatto in base al suo reddito annuo lordo. Chi guadagna 32mila euro ne spende 10mila per riscattare un singolo anno di università. Chi invece può ricorrere al riscatto agevolato, paga un anno di corso poco più di 5mila euro. I requisiti per usufruire di questo secondo sistema sono: aver versato i contributi per la pensione dal 1996; non percepire già una pensione; presentare la domanda per un periodo non superiore ai cinque anni di studio e successivi al 1996. Il Corriere economia scrive anche che sono esclusi dal riscatto gli anni fuori corso e chi, durante gli studi universitari, ha lavorato con un contratto regolare.  

 

 

 

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