RIFORME, PD SPACCATO. RENZI FORZA LA MANO, SCONTRO CON GRASSO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:20

E’ frattura sulle riforme all’interno del Pd fra maggioranza e minoranza. L’accordo non è stato trovato e Matteo Renzi ha tentato di forzare la mano chiedendo ai presidenti dei gruppi di maggioranza di presentare a Piero Grasso richiesta per la convocazione della conferenza dei capigruppo in modo da portare il ddl Boschi in Aula già questa settimana. Mossa che ha fatto andare su tutte le furie Grasso, anche alla luce delle tensioni di questi giorni con Palazzo Chigi. Dopo la riunione del Tavolo del Pd di lunedì, erano sembrati aprirsi degli spiragli nel confronto interno, sensazione smentita nella riunione di oggi, quando la bersaniana Lo Moro ha lasciato il tavolo. La senatrice ha spiegato che la “divergenza è politica” e non tecnica. Infatti, benché sul principio lunedì fossero stati fatti passi avanti, restava la questione della collocazione della norma che stabiliva la partecipazione dei cittadini alla selezione dei senatori-consiglieri.

La minoranza del Pd ha insistito per inserirla nell’articolo 2, che è il cuore della riforma ma che è già stato votato in doppia lettura conforme da Senato e Camera; la maggioranza non si fida, perché teme che ritornando su quell’articolo si ricominci da capo con il palleggiamento tra Senato e Camera. Dopo che è saltato il tavolo, fatto inizialmente negato dal ministro Maria Elena Boschi (“mi dispiace quello che ha detto Lo Moro, andiamo avanti”), in Commissione la presidente Anna Finocchiaro ha dichiarato inammissibili gli emendamenti all’articolo 2, in base al regolamento di Palazzo Madama.

Ma subito dopo sarebbe arrivato l’input di Palazzo Chigi (“basta a farci tirar il can per l’aia”, avrebbe detto Renzi secondo quanto riferito da alcuni esponenti dem), e il capogruppo del Pd Luigi Zanda, assieme agli altri colleghi della maggioranza, Renato Schifani e Karl Zeller, ha chiesto a Pietro Grasso di convocare la capigruppo, così da portare subito in Aula il ddl, già questa settimana. Così si salterebbe il passaggio in Commissione, dove la minoranza Dem avrebbero mandato “sotto” il governo. Il fatto che la richiesta di Zanda sia trapelata sulle agenzie di stampa non ha fatto che aumentare la tensione tra il Pd e il presidente del Senato. Anche perché una agenzia citava Palazzo Chigi come fonte della notizia della convocazione. “Finché resta in vigore questo Regolamento a convocare la Conferenza dei capigruppo dovrà essere solo il Presidente del Senato e non altri”, ha fatto sapere piccato Grasso. Ma il far trapelare la notizia della futura convocazione è stata interpretata dalla terza carica dello Stato come un modo per fargli pressione anche a proposito dell’inammissibilità in Aula degli emendamenti all’articolo 2. Su questo punto c’è da settimane un equivoco che però ha fatto aumentare la tensione tra Grasso e Palazzo Chigi.

Il Governo ha infatti fatto sapere, tramite Renzi e Boschi, che a suo giudizio l’articolo 2 in Aula non è emendabile, mentre Grasso ha sempre invitato a trovare un accordo politico e a non cercare di risolvere per via di Regolamento una questione politica. Presa di posizione questa che Palazzo Chigi ha considerato come una apertura all’ipotesi di emendabilità dell’articolo 2. In serata sia il ministro Boschi che il capogruppo Zanda hanno avuto un chiarimento con Grasso che ha convocato per domani alle 15 la capigruppo, la quale su richiesta della maggioranza potrebbe calendarizzare il ddl Boschi in Aula già in settimana. Ma qui si aprirà una battaglia a suon di Regolamento e di escamotage, visto che Roberto Calderoli ha già annunciato 8 milioni di emendamenti se non ci sarà un accordo su diversi punti.

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