Resta l'allarme povertà

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:06

Nel 2017 un italiano su 4 (il 20,3%) risultava a rischio di povertà e il 10,1% si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale. E' quanto rileva l'Istat nel report sulle “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” relativo allo scorso anno, spiegando che complessivamente la popolazione a rischio è pari al 28,9%, in diminuzione rispetto al 30,0% del 2016.

Dettaglio

Nello specifico, sottolinea l'Istat, il 20,3% dei residenti nel 2017 faceva parte di famiglie il cui reddito disponibile equivalente nel 2016 era inferiore alla soglia di rischio di povertà, pari a 9.925 euro (il 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito disponibile equivalente). Il 10,1% si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale (in forte diminuzione rispetto al 12,1% dell'anno precedente), mostrava cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti; l'l'11,8% (12,8% nel 2016) vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia formate da persone di età compresa tra i 18 e i 59 anni che nel 2016 avevano lavorato meno di un quinto del tempo”. 

Reddito medio

Nel 2016, invece, il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, era pari a 30.595 euro, circa 2.550 euro mensili (+2% in termini nominali e +2,1% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2015; nel 2016 la variazione dei prezzi al consumo e' stata pari a -0,1%). La crescita ha interessato tutte le fasce di reddito ma è stata più accentuata nel quinto di famiglie meno abbienti, dopo il marcato calo del 2015. Al netto degli affitti figurativi, l'Istat stima quindi che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero si sia ridotto da 6,3 a 5,9, pur rimanendo al di sopra dei livelli pre-crisi (nel 2007 era 5,2). Metà delle famiglie residenti in Italia percepiva un reddito netto non superiore a 25.091 euro l'anno (circa 2.090 euro al mese; +2,3% rispetto al 2015). Il reddito mediano è cresciuto in tutte le ripartizioni: da +0,6% del Nord-ovest a +3,9% del Nord-est.

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