Renzi cede al Colle: dimissioni dopo l’ok alla manovra

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Matteo Renzi cede alle richieste di Sergio Mattarella di congelare le dimissioni, annunciate dopo la sconfitta al referendum costituzionale, sino al voto finale del Senato sulla manovra.

Le richieste del Colle

Nello specifico il Quirinale ha chiesto al premier di “soprassedere” per ora alle dimissioni tenendo in considerazione “la necessita’ di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio“. L’intenzione del Capo del governo era quella di lasciare il suo incarico subito. E proprio Renzi ne avrebbe parlato in un primo faccia a faccia con il Presidente della Repubblica in un colloquio informale andato in scena nella mattina di lunedì.

Manovra in tempi rapidi

L’obiettivo è quello di chiudere in tempi rapidi, ecco perché per oggi il presidente del Senato Pietro Grasso ha in programma una conferenza dei capigruppo proprio per discutere il percorso “sprint” della legge di stabilità. Si lavora per trovare un accordo con le opposizioni ed arrivare entro venerdì al via libera del testo senza modifiche in modo che non ci sia l’obbligo di un ulteriore passaggio alla Camera.

Intesa difficile

La possibilità di raggiungere però un’intesa globale, almeno per il momento, appare difficile. Al netto infatti del Movimento Cinque Stelle, che sarebbe disposto ad evitare barricate se si procedesse senza la fiducia, il centrodestra e Sinistra Italiana invece annunciano battaglia: “Le strane ipotesi su un possibile congelamento della crisi del governo Renzi, con l’approvazione accelerata della legge di bilancio grazie addirittura a cosiddette ‘fiducie tecniche’, sono del tutto impraticabili”, mettono in chiaro i capigruppo azzurri Paolo Romani e Renato Brunetta che si dicono pronti a discutere solo se dalla manovra venissero “stralciate tutte quelle parti che riguardano piccoli e grandi finanziamenti di mero sapore elettorale che oggi compongono il testo della legge all’esame del Senato”. Sulla stessa linea anche la sinistra che parla di “errore” il dover “immaginare di chiudere in modo affrettato l’iter parlamentare della legge di bilancio”.

Voto a febbraio?

Superato l’ostacolo e formalizzate le dimissioni di Renzi, sì penserà al futuro. La possibilità più concreta è quella di uno scioglimento anticipato delle Camere con voto che, secondo il ministro Angelino Alfano, potrebbe essere fissato per febbraio. Anche perché, ha spiegato il leader di Ncd: “La fine naturale della legislatura è molto vicina ed è difficile fare un nuovo governo”. In assenza di una legge elettorale unica si potrebbe votare per il Senato con il Consultellum e per la Camera con l’Italicum. Oppure, se la sentenza della Corte Costituzionale su quest’ultimo dovesse arrivare in tempi rapidi, con un Consultellum anche per Montecitorio.

Capitolo Pd

L’ultimo capitolo di una giornata complessa riguarda la segreteria Pd. La direzione nazionale è stata spostata a mercoledì. L’occasione servirà non solo per fare un’analisi di quanto accaduto ma anche per capire quali saranno le mosse future. “Non credo che Renzi si dimetterà da segretario”, dice Massimo D’Alema convinto che il leader Dem avrebbe dovuto lasciare il suo incarico dopo il risultato delle amministrative. A smentire l’ipotesi che il capo del governo possa lasciare la guida del Pd è il capogruppo alla Camera Ettore Rosato: “Il partito vuole che continui a fare il suo lavoro”.

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