Propaganda Isis in chat: denunciato un minorenne

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:06

E'ancora minorenne il ragazzo italiano di origine algerina che, secondo gli inquirenti, si celava dietro le due chat chiuse poiché contenti messaggi di propaganda dell'Isis tradotti in italiano. Le indagini, partite nel 2016 per individuare gli utenti del canale 'Khalifah news Italy' e condotte dalla sezione cyberterrorismo della Polizia postale di Trieste, hanno portato all'oscuramento anche di alcuni canali Telegram, nei quali si sospettava la stessa campagna di proselitismo avviata dal giovane, nel frattempo denunciato. Nel suo zaino, perquisito dagli uomini della Digos, sono stati trovati esclusivamente manoscritti in lingua araba, oltre a una bandiera del sedicente Stato islamico fabbricata da lui stesso.

Percorso di deradicalizzazione

Secondo quanto riferito dagli investigatori, il minorenne sarebbe stato persino in procinto di realizzare un dispositivo per mettere in atto un attacco nella sua scuola: l'ordigno, rudimentale, sarebbe stato fabbricato proprio allo scopo di compiere un'azione all'interno dell'istituto frequentato e che il giovane fosse sufficientemente radicalizzato da sentirsi pronto a mettere in pratica i suoi propositi terroristici. Nei confronti del ragazzo, dunque, è stato avviato un percorso di deradicalizzazione, il quale consiste nel privarlo degli strumenti della 'cyber jihad' e nel farlo seguire da un imam, affinché apprenda una visione dell'islam corretta.

Le chat

Nelle chat chiuse dalla Polizia postale, il giovane inneggiava alla jihad e all'arruolamento nelle file del Califfato, postando video su come fabbricare un ordigno e ponendo domande ad altri utenti su come far passare cinture esplosive attraverso porte automatiche e altre richieste simili, con risposte ottenute in lingua araba. Addirittura, nonostante la giovane età, il ragazzo si era proposto come raccordo fra le cellule Isis e altre organizzazioni terroristiche, mostrando un percorso di radicalizzazione estremamente forte e avviato. La Polizia ha spiegato che l'operazione “Ansar” presenta “profili di rilevanza sia giudiziaria che sociale, in quanto viene riconosciuta la pericolosità reale delle iniziative adottate dellindagato, le quali, lungi da esaurire i propri effetti nella 'dimensione virtuale' della rete, sono risultate concretamente rilevanti”.

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