Precari e incerti sul futuro: ecco i giovani 2.0

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:25

Prospettive di lavoro, reddito e tenore di vita dei giovani contemporanei minori di 35 anni appaiono loro peggiori rispetto a quelli dei loro genitori. Il 66 per cento, stando all'indagine condotta dall'Istituto Demopolis per Oxfam Italia, prospetta per sé un tenore di vita e una posizione sociale ed economica peggiori rispetto alla generazione passata. Un quarto immagina una permanenza di status e opportunità simili a quelle della generazione dei propri genitori e solo il 9% ipotizza condizioni migliori. “A fare i conti con la scarsa mobilità generazionale dei redditi e occupazionale nel nostro Paese – viene spiegato nel rapporto – sono tanti giovani under 35 con lavori intermittenti e dequalificati rispetto al percorso di formazione intrapreso e al titolo di studi conseguito. Una generazione incerta sul proprio futuro”.

“Sono diversi gli ambiti nei quali i giovani si ritengono penalizzati – spiega il direttore di Demopolis, Pietro Vento il 78% indica, al primo posto, la precarietà del lavoro con le minori tutele contrattuali; il 75% l'incertezza sul futuro, la convinzione di non poter contare in prospettiva sulle stesse certezze delle quali ha goduto la generazione dei propri genitori. 7 su 10, inoltre, lamentano la dimensione penalizzante di retribuzioni basse o inadeguate e il 67% individua inique prospettive previdenziali e di accesso alla pensione”. C'è poi il dato allarmante della generazione Neet, cioè di chi non studia e non lavora: “Sono 3 milioni in Italia i giovani tra i 18 e i 34 anni che non studiano e hanno assunto un atteggiamento rinunciatario rispetto alle prospettive di lavoro ed apprendimento – osserva Elisa Bacciotti, direttrice del dipartimento Campagne di Oxfam Italia – e a questi si aggiungono i milioni di giovani che un lavoro ce l'hanno, ma con retribuzioni ridotte, disciplinato da formule contrattuali lontane dal lavoro standard. Siamo di fronte a un'intera generazione costretta a vivere al presente, su posizioni di difesa o di adattamento”.

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