Non paga le tasse per salvare l’azienda: giudice assolve imprenditore evasore

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:13

La Poolmeccanica è un’azienda di famiglia situata a San Michele di Tagliamento, in provincia di Venenzia. Diego Lorenzon, imprenditore di 53 anni, da sempre lavora nell’impresa di famiglia, dove numerose generazioni si son spese nel campo delle costruzioni di notevoli dimensioni, come l’allargamento del Canale di Panama o il più grande telescopio del mondo, in Cile. Diego, durante la sua carriera è stato anche vicepresidente degli Industriali di Venezia. Quando nel 2008 ha inizio la crisi, impegna tutto ciò che possiede per far sopravvivere l’azienda.

Ha incassato in anticipo le polizze pensionistiche e venduto le ultime collezioni private che gli restavano. Ma i soldi ricavati non bastavano. Allora ha iniziato a chiedere aiuto ad amici e parenti, visto che ben sette delle nove banche con cui intratteneva rapporti commerciali lo avevano lasciato da solo. Tuttavia, l’imprenditore veneto è riuscito a salvare l’azienda, non portando, però, in Tribunale, i registri contabili. L’impresa si è risollevata ed ad oggi realizza numerose infrastrutture in ogni parte del globo. Ma in Tribunale ci è finito lo stesso: da imputato. L’accusa è di aver omesso il versamento di ritenute certificate. Ben 262 mila euro del 2011. Con quei soldi preferì pagare gli stipendi dei 50 dipendenti e onorare gli impegni con i fornitori, posticipando i versamenti al Fisco.

Oltre al danno, la beffa. Nonostante le precarie condizioni di salute, a causa di una grave patologia, ha deciso di presentarsi in aula. Al giudice, che aveva già disposto il rinvio dell’udienza per approfondimenti in materia fiscale, ha chiesto di poter parlare temendo di non poter presenziare in futuro. in dieci minuti ha spiegato di aver sempre pagato tutto, ma un giorno i fidi erano stati azzerati e i 420 mila euro di crediti da enti pubblici non si riuscivano ad incassare.

“Le banche ci hanno chiesto di rientrare, dovevamo acquistare la materia prima in contanti. Che cosa dovevamo fare in queste condizioni disperate? Ho chiesto al Fisco di rateizzare perché dovevo pagare gli operai e i fornitori. Mi chiedevo se stessi andando nella direzione giusta, adesso le banche stanno chiudendo, noi no. Ho liquidato in dieci anni 6,8 milioni di euro di tasse e oggi il 30% di sanzioni, oltre agli interessi per i ritardati pagamenti: penso di essere stato sufficientemente punito per questa mia strategia”.

Il giudice del Tribunale di Pordenone, Rodolfo Piccin, ha revocato il rinvio e ha concesso tre minuti all’accusa. “Cosa si può chiedere di più a questa persona?”, ha replicato la rappresentante della Procura, chiedendo l’assoluzione perché il fatto non sussiste. poi, senza nemmeno ritirarsi in Camera di Consiglio, ha emesso la sentenza: assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Tutti i presenti in sala hanno iniziato un lungo applauso.

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