Non ci fu un ordine per bloccare lo sbarco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:51

Non ci fu nessun ordine formale per bloccare lo sbarco dei migranti a bordo della nave Diciotti. L'imbarcazione, dopo aver fatto salire le persone al largo di Malta le persone che erano in difficoltà su un altro mezzo, per dieci giorni non ha trovato un porto in cui attraccare. Alla fine, a Catania, sono scesi tutti: prima i minori non accompagnati e le donne, poi tutti gli altri, grazie all'intervento della Chiesa italiana.

Ora però, si addensano i dubbi sulla “catena di comando” che ha agito in quei giorni concitati. Nell'inchiesta del tribunale dei ministri su Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato, affiora che nessuno avrebbe fermato con disposizioni chiaramente formulate la nave militare. E nessuno avrebbe indicato il porto di Catania come luogo di sbarco. Questo non vuol dire, secondo l'orientamento del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che non sia possibile risalire alle responsabilità anche gerarchiche di un ordine illegittimo per quanto non impartito nelle forme dovute oppure soltanto adombrato.

Per questo il pm ha chiesto al tribunale dei ministri, presieduto da Fabio Pilato, di sentire tutti i soggetti riconducibili alla “catena di comando” a partire dal comandante della Diciotti, capitano di fregata Massimo Kothmeir. Nella lista figurano anche il capo di gabinetto di Salvini, che la Procura di Agrigento aveva qualificato come indagato mentre per quella di Palermo è un teste; i comandanti delle capitanerie di porto di Porto Empedocle e di Catania; il responsabile dell'ufficio circondariale marittimo di Lampedusa; il capo del Dipartimento delle libertà civili e il suo vice.

Proprio la mancanza di un ordine preciso rende più lunghi i tempi dell'indagine, la cui competenza resterebbe a Palermo se fosse dimostrato che il blocco dello sbarco è cominciato nelle acque di Lampedusa ma passerebbe a Catania se il trattenimento dei migranti a bordo fosse stato deciso dopo l'attracco in quel porto. Tra la Diciotti, i comandi della Guardia costiera e il ministero dell'Interno ci sarebbero stati solo contatti e scambi di informazioni generiche. Si tratta ora di stabilire quando, dove e chi decise di sbarcare i migranti che intanto erano diventati un caso politico.

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