Natale: siamo a rischio attentati?

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se Dio vuole, se serve alla causa, bisogna farlo, bisogna uccidere“. Parlava così il 20enne somalo Moshin Ibrahim Omar, nome di battaglia Anas Khalil, nelle conversazioni intercettate su ordine della Procura di Bari che ne ha convalidato il fermo. Khalil, considerato vicino all'Isis, secondo i giudici progettava un attacco al cuore della cristianità, nella “Chiesa più grande d'Italia“, un luogo in cui “ci sono il Papa e tanta gente“, in occasione del Natale o poco dopo. 

Esercito invisibile

Minacce che, a pochi giorni dalle festività, hanno alzato il livello di attenzione delle autorità che vigilano pubblica. Le 5 vittime di Strasburgo – fra cui il giornalista italiano Antonio Megalizzi – del resto sono lì a testimoniare che l'incubo jihad non è ancora finito, nonostante la sconfitta del Califfato in Siria e Iraq. Non è un problema di diffusione militare del fenomeno – in ogni caso molto più ampia di quanto venga raccontato da alcuni leader politici internazionale -, ma del continuo rimbalzare, specie attraverso i social, di un'ideologia di morte che contagia le giovani generazioni di musulmani. Un esercito invisibile e quindi ancora più pericoloso, composto da soldati improvvisati come Cheriff Chekatt – il killer della città francese – e Anis Amri, che colpì al mercatino di Natale di Berlino il 19 dicembre del 2016. Non vere e proprie cellule dormienti di un'organizzazione ramificata ma persone indottrinate all'odio per l'occidente durante un percorso di radicalizzazione. Mine vaganti, sic et simpliciter. Questo giustifica le cautele sulle successive rivendicazioni da parte delle sigle jihadiste. 

Immuni?

L'Italia, sinora, è rimasta fuori da una storia di sangue che tra Europa, Asia e Stati Uniti ha mietuto vittime quasi ovunque. Ha pagato con la vita dei suoi cittadini – da Valeria Solesin allo stesso Megalizzi, passando per gli italiani uccisi aTunisi, a Dacca, Berlino, Barcellona, Bruxelles, Nizza, Kabul e altre città – ma non ancora sul suo territorio. Sì è detto: per l'efficienza dei suoi servizi segreti, per il fatto di essere una porta strategica verso l'Europa che “serve” al terrorismo, per la presenza del Vaticano e molto altro. Tutto vero, ma quanto durerà? Domanda senza risposta; per questo in vista del Natale l'allerta è altissima.

Sicurezza

“Il livello di attenzione è assolutamente elevato su obiettivi sensibili e mercatini – ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini a Quarta Repubblica su Rete4 – ci saranno 30mila uomini delle forze dell'ordine sui treni da qui al 6 gennio”. In ogni caso, ha aggiunto, “dobbiamo continuare a vivere come abbiamo sempre fatto e non cambiare abitudini perché è questo che vogliono i terroristi”. L'allerta è stata confermata da una riunione del Comitato nazione per l'ordine e la sicurezza pubblica andata in scena al Viminale, alla presenza del ministro, del sottosegretario Nicola Molteni e dei vertici di forze dell'ordine e 007. All'ordine del giorno proprio le misure da adottare in occasione delle festività. Ottimista il capo della Polizia, Franco Gabrielli, secondo cui la minaccia “è immanente ma non imminente”. Le sconfitte dell'Isis, ha ragionato, “confermano, come si è visto nei casi di Bari e Macomer, che esistono in giro soggetti che vogliono fare dei danni, ma esiste anche una forte capacità dei nostri apparati di affrontare queste minacce”. Lo testimoniano, ha ricordato, i 259 espulsi dal gennaio 2015 ad oggi, e gli arresti di oltre 170 persone accusate di reati legati a fenomeni di terrorismo internazionale. “Tutto ciò – ha concluso – dimostra che la capacità di risposta esiste”. Basta per stare tranquilli? Forse. 

A rischio

Gli obiettivi sensibili, d'altro canto, in Italia non mancano. Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001 il Viminale ha iniziato a stilare una lista ad hoc. Ne fanno parte, fra gli altri, dicasteri, sedi governative, rappresentanze diplomatiche, multinazionali, e gruppi finanziari americani. Ma anche scuole, compagnie aeree, simboli culturali ed edifici di culto. Senza dimenticare i luoghi aggregazione: non più solo aeroporti, stazioni ferroviarie e metropolitane, ma anche piazze e strade, diventati l'obiettivo principale di attacchi condotti sempre più spesso con mezzi di fortuna (come van a automobili). Del resto il Califfo dell'Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, a pochi mesi dalla nascita dell'organizzazione era stato chiarissimo nel dire che “occorre portare i vulcani del jihad a eruttare dovunque”.  

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