Minniti: “L'Isis ci minaccia. La soluzione è il rimpatrio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:57

Gli arresti di due presunti affiliati all'Isis negli ultimi due giorni, uno a Foggia e uno a Torino, non sarebbero casi isolati. La minaccia del terrorismo islamico in Italia non è mai stata così alta. A lanciare l'allarme in un'intervista a La Stampa è Marco Minniti, ministro dell'Interno. “Nessuno ha mai detto che fosse finita: il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Lo Stato islamico è stato capace di arruolare 25-30 mila foreign fighters da circa 100 Paesi diversi. La più importante legione straniera che la storia moderna ricordi. Molti sono morti, ma i sopravvissuti stanno cercando rifugio altrove. Anche qui in Europa”.

“Cuore di tenebra”

Con l'inchiesta di Foggia che ha portato all'arresto di un 58enne egiziano che insegnava ai bambini a “sgozzare gli infedeli”, secondo Minniti “siamo stati capaci di penetrare un ‘cuore di tenebra’” ed è stato “dimostrato con prove solari uno scenario assolutamente agghiacciante. Una cosa che non ha eguali in Occidente. L’elemento di novità assoluta è che tutto questo avviene qui, non a Dacca o nei territori dell’Isis. Nel cuore dell’Europa”.

Rimpatriare

La parola d'ordine per affrontare il problema del terrorismo, secondo il capo del Viminale, è rimpatrio “per ragioni di sicurezza nazionale”. Egli ricorda che “lo scorso anno abbiamo fatto 132 rimpatri, quest’anno già 29. Riportare questi soggetti nei Paesi di origine consente di intervenire all’inizio di una radicalizzazione prima che diventi un progetto terroristico. Questo ci pone all’avanguardia rispetto ad altre situazioni europee che purtroppo abbiamo sotto gli occhi in questi giorni”, ha concluso. Sul fatto che esista o meno, con il cambio di governo, il rischio di disperdere queste capacità, Minniti replica: “L’Italia è l’unico Paese ad aver sconfitto prima un terrorismo politico, poi un terrorismo mafioso, senza mai ricorrere a uno stato d’eccezione. Questo è uno straordinario patrimonio del sistema Paese. Quell’idea, quel modo di mettere in campo le forze, è oggi importantissimo sia per la magistratura che per le forze di polizia. È questo che ha fatto la differenza, non Minniti”.

Il calo degli sbarchi

Il ministro dell'Interno ha ricordato il calo degli sbarchi. “Non c’entra niente il mare calmo, è infantile dirlo. Siamo al nono mese consecutivo di riduzione degli sbarchi, che c’entra il meteo? È il frutto di un lavoro che non può essere banalizzato”. Minniti ricorda poi la cooperazione con le autorità libiche: “Due settimane fa la procura generale di Tripoli, in cooperazione con la Direzione antimafia e antiterrorismo italiana, ha emesso 200 mandati di cattura per trafficanti di essere umani. L’anno scorso nessuno ci avrebbe creduto. Qualcuno in Italia l’ha raccontato?”.

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