Minniti annuncia: “Mi candido a segretario”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:06

Ci sarà anche Marco Minniti nella lista dei candidati alla segreteria del Partito democratico: l'ex ministro dell'Interno ha sciolto la riserva e annunciato la sua intenzione di sfidare Nicola Zingaretti per guidare i dem verso il prossimo futuro elettorale. Sui contendenti, oltre al presidente della Regione Lazio, arrivano segnali di possibilità anche dal segretario uscente, Maurizio Martina. Ma l'ex titolare del Viminale chiarisce subito di non essere parte del progetto Renzi: “In campo c'è solo Marco Minniti. Essendo stato tra chi non ha esagerato nel lodarlo quando era al potere non ho alcun bisogno di prenderne le distanze”. Sulle intenzioni, invece, chiarisce di voler volgere lo sguardo alla fascia più debole della popolazione: “C'è bisogno della Sinistra riformista. I più deboli si sono sentiti abbandonati. Anzi, addirittura biasimati. Quello spazio è stato colmato dai nazionalpopulisti. Basta vedere quel che è accaduto nelle nostre peri ferie”.

Il sostegno di Calenda

L'ex ministro dell'Interno intende correre per riuscire in quella che, a conti fatti, risulta l'urgenza principale: ricostruire la Sinistra, anche in virtù del naufragio (a questo punto quasi certo) del progetto Liberi e uguali, nato proprio per la riforma di quell'ala del Parlamento. Per questo arrriva anche l'appoggio dell'ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il quale si dice “molto contento. Marco è una persona di livello. Lo sosterrò. E' stato un collega prezioso al governo che si è sobbarcato un carico difficile. L'importante è che tra lui, Zingaretti e Richetti prevalga un approccio di reciproco rispetto. Sono tutte e tre persone di grande qualità”. E l'ex titolare del dicastero ora diretto da Luigi Di Maio ricorda l'esperienza al Viminale del neo-candidato, in particolare nella gestione del dramma dei migranti: “Minniti ha affrontato una situazione di emergenza sull''immigrazione nell'unico modo possibile. Ha lavorato per portare l'Unhcr in Libia e fatto un gran lavoro con i paesi di origine e transito. Peccato non aver potuto gestire a dovere il versante interno del fenomeno migratorio. Arrivato al governo tardi”. 

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