Migranti, Minniti alle Ong: “Scelgano da quale parte stare”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:19

“Il codice di condotta è pensato per non consentire una generalizzazione in negativo delle Ong, che non condivido; credo che sia legittimo da parte di parlamento, governo italiano e Unione europea chiedere un coordinamento”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in un colloquio con il Fatto Quotidiano durante il quale a chiesto a tutte le Ong di scegliere “da che parte stare“.

Il titolare del Viminale ha spiegato di non voler “rinunciare al principio di salvataggio dei naufraghi e neppure a quello della sicurezza dei miei concittadini. Per questo ritengo necessaria la presenza di polizia giudiziaria sulle navi delle Ong”. Chi non ha firmato, ha sottolineato, “non potrà far parte del sistema di salvataggio che risponde all’Italia, fermo restando il rispetto della legge del mare e dei trattati internazionali. Ma per firmare c’è ancora tempo”.

Minniti ha poi ribadito che gli agenti della polizia giudiziaria italiani “non possono andare da nessuna parte senza armi. Sono contrario alla giustizia fai-da-te, per me gli unici a dover essere armati sono coloro che rispondono allo Stato. Sono una garanzia per le Ong stesse. Siccome tutti i migranti vengono portati a terra in Italia, bisogna ricercare l’equilibrio tra i diritti di chi è accolto e i diritti di chi accoglie: serve un rapporto pienamente fiduciario tra chi opera i salvataggi e il Paese che apre i porti”.

Il ministro auspica “una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti, compresa Msf. Nessuno può far finta di non vedere quanto è emerso dalle indagini della Procura di Trapani”. Sulla Jugend Rettet (proprietaria della nave Iuventa, sequestrata a Lampedusa e giunta al porto di Trapani) Minniti ha spiegato: “Dagli elementi che ho non posso sostenere che le motivazioni siano altre, ma non possono decidere loro di aprire corridori umanitari venendo a patti con i carnefici”. Sulla missione in Libia, “non è un’operazione combact, ma solo supporto tecnico-logistico alla Guardia costiera tripolina concesso, su sua richiesta, al governo Sarraj, l’esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale”.

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