Mattarella: “Verità su padre dall’Oglio, simbolo del dialogo tra religioni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:58

“In occasione dei quattro anni dal rapimento di padre Paolo Dall’Oglio in Siria, desidero far giungere la mia vicinanza e la solidarietà ai suoi familiari, così provati da una lunga e dolorosa attesa. Esprimo l’auspicio che il tempo non attenui la volontà di cercare la verità sulla sorte del padre gesuita, simbolo del dialogo tra religioni”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota riportata da Ansa.

I messaggi di Gentiloni e Boldrini

“Quattro anni dopo un pensiero a padre Paolo Dall’Oglio scomparso a Raqqa e alla sua famiglia. Continuiamo a lavorare e a sperare”, ha scritto il presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni su Twitter. Ieri, anche la presidente della Camera Laura Boldrini lo ha ricordato, citandone “l’impegno per dialogo” e affermando che “continuiamo a sperare nella sua liberazione e pace in Siria”.

“Mio fratello è vivo”

Intanto la famiglia del prete romano non si arrende alla disperazione. Il fratello Pietro ha dichiarato alla stampa: “Mio fratello è vivo e continuerò a pensarlo finché non vedrò la sua salma o non ascolterò le parole di qualcuno di cui mi fido ciecamente. Purtroppo, fino ad oggi, non ci è stato confermato nulla. Quindi viviamo nell’attesa”.

La missione in Siria

Paolo Dall’Oglio (Roma, 17 novembre 1954) è il gesuita italiano noto per aver rifondato, in Siria, negli anni Ottanta, la comunità monastica cattolico-siriaca Mar Musa (Monastero di san Mosè l’Abissino), erede di una tradizione cenobitica ed eremitica risalente al VI secolo. Il monastero, ubicato nel deserto a nord di Damasco, accoglie anche aderenti di religione ortodossa.

Paolo Dall’Oglio è da sempre fortemente impegnato nel dialogo interreligioso con il mondo islamico. Questo suo attivismo gli ha causato l’ostracismo del governo siriano, che minacciò la sua espulsione durante il soffocamento della proteste popolari deflagrate nel 2011. L’espulsione è stata eseguita il 12 giugno 2012. Per un breve periodo il religioso si è trasferito a Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno, dove è stato accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra.

Gli ultimi giorni

Come ricostruisce Avvenire, era però voluto tornare a Raqqa quel 27 luglio di quattro anni fa per una non meglio precisata “difficile mediazione”. Le ultime immagini di una tv locale ritraggono il gesuita la sera del 27 luglio che fa un discorso improvvisato a dei giovani che lo salutano con la bandiera della rivoluzione siriana. Poco prima, con un sms, aveva confermato di essere giunto a destinazione, mentre su Facebook indicava che sarebbe scomparso per un paio di giorni.

La notte fra il 27 e il 28, secondo le ricostruzioni più ricorrenti, sarebbe stato prelevato a Raqqa da un gruppo di jihadisti di al Quaeda. Da quella notte di 4 anni fa, si sono persi i contatti. Da allora, solo silenzio e ipotesi difficili da confermare: forse caduto in mano ai jihadisti ancora prima che Raqqa divenisse la roccaforte del Daesh, forse venduto a predoni comuni, forse in mano ai servizi segreti siriani di cui, per il suo aperto sostegno all’opposizione anti Assad, padre Paolo Dall’Oglio sapeva di essere un bersaglio prescelto a causa del suo impegno per il dialogo religioso e per aver “osato” di sognare una Siria libera da dittatura, fanatismo e violenza.

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