Mattarella: “La politica governi i cambiamenti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:41

Dalla Legge elettorale alla fine della legislatura, dalle tragedie di Rigopiano e Casamicciola fino al grave disagio sociale dello scarso lavoro: il discorso di fine anno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è articolato attraverso un percorso che ha toccato tutti i punti salienti dell'anno appena trascorso, aprendo la finestra su quello venturo auspicando un impegno comune per affrontare e risolvere le difficoltà che caratterizzano la nostra quotidianità. L'appello del Capo di Stato, in diretta dal Quirinale, è rivolto soprattutto alle Istituzioni le quali, in un'epoca storica di forti cambiamenti, hanno il dovere di governarli onde “evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità: l'autentica missione della politica – ha sottolineato – consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre”.

I giovani del '99

Ma, in apertura del suo discorso, il presidente ha ricordato come nello stesso giorno, settant'anni fa, entrasse in vigore la nostra Costituzione, “con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra 'casa comune', secondo la definizione di uno dei padri costituenti”. E' su questo documento, forgiato da “valori, principi e regole” che “si fonda e si svolge la nostra vita democratica”, al cui vertice “si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni”, alle quali si andrà con “una nuova legge elettorale, approvata dal Parlamento e omogenea per le due Camere”. A tal proposito, riferendosi alla fine della legislatura, Mattarella si è detto soddisfatto di come sia stato rispettato “il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione”, augurandosi un'ampia partecipazione al voto specie da parte di chi, per la prima volta, si recherà alle urne. E' la classe del 1999, alla quale il Capo di Stato si è rivolto attraverso una riflessione: “Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa, i diciottenni di allora – i ragazzi del '99 – vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica”.

La responsabilità della politica

Un richiamo all'impegno civico ma anche ad acquisire la consapevolezza di vivere “nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa”, facendo sì di “non smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti”, condizioni che vanno “difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle”. Questo perché, ha sottolineato il presidente, non è possibile vivere in una condizione di “eterno presente” poiché la democrazia, che vive sì di impegno presente, “si alimenta di memoria e di visione del futuro”. Occorre “preparare il domani, interpretare, e comprendere, le cose nuove” e far questo anche in un periodo nel quale la stessa parola 'futuro' genera incertezze e preoccupazioni: “Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un'idea positiva di progresso. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità”. Ed è in tale responsabilità che consiste “l'autentica missione della politica”, ossia “nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre”. Lo strumento giusto, ha sottolineato Mattarella, è la Costituzione che “ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita”.

Aiuto a chi soffre

In attesa di una tornata elettorale dalla quale ci si attendono “proposte realistiche e concrete”, il Capo di Stato sottolinea nuovamente come “il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale”, ribadendo di come vada “garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano”. Ma il pensiero del presidente va anche ai “concittadini che vivono queste festività in condizioni di disagio per le conseguenze dei terremoti che hanno colpito larga parte dell'Italia centrale”, ricordando come “gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L'impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi”. A loro va la solidarietà del Paese, la stessa destinata ai familiari delle vittime di Rigopiano, dell'alluvione di Livorno e degli attentati di Barcellona: queste ultime, ha precisato, “ci rammentano il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo”. Un impegno che l'Italia continua a portare avanti attraverso il lavoro delle Forze dell'ordine e dell'Esercito, fondamentale “perché nel nostro Paese si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire”. A loro e a quanti, anche in questi giorni di festa, continuano a operare per la nostra tutela, è andato il ringraziamento del Capo di Stato.

Fiducia nel popolo

In conclusione, il presidente della Repubblica ha ricordato i recenti sondaggi sulla popolazione italiana, nei quali emergeva un diffuso sentore di risentimento: “Conosco un Paese diverso – ha spiegato -, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle. I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica”.

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