L’Italia soffre ancora gli effetti della crisi, aumenta il divario tra Nord e Sud

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:30

L’onda lunga della crisi continua a sortire effetti in Italia. Lo sostiene l’Istat nel suo rapporto sul Benessere eco e sostenibile (Bes), aggiornato sulla base dei dati raccolti negli ultimi mesi del 2016.

In molti degli Stati membri la ripresa, avviatasi nel 2009, ha subito una lieve battuta d’arresto nel biennio 2012-13, per poi consolidarsi a ritmi moderati nei due anni successivi. Nel nostro Paese, la recessione del 2012-2013 è stata particolarmente profonda e solo tra il 2014 e il 2015 è iniziato un lento recupero, con segnali di miglioramento che non appaiono ancora evidenti per le fasce più deboli della popolazione.

Il livello di reddito disponibile, prosegue il rapporto, è ancora prossimo alla media europea e quello della ricchezza decisamente superiore; tuttavia, tra i Paesi che hanno aderito all’Ue prima degli anni duemila, solo Spagna, Grecia e, per alcuni indicatori, Portogallo mostrano un benessere economico inferiore a quello italiano. La moderata crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto, a cui ha contribuito la frenata della dinamica inflazionistica, ha favorito nel biennio 2014-15 un recupero della spesa per consumi, mentre la propensione al risparmio è rimasta inferiore a quella del periodo pre-crisi.

Un recupero di fiducia delle famiglie trova conferma nella diminuzione dell’indicatore soggettivo di grande difficoltà economica. Le forme di indebitamento, che avevano caratterizzato il comportamento di consumo negli anni più difficili, si sono in parte alleggerite, con conseguente diminuzione della vulnerabilità finanziaria delle famiglie: tra quelle con minori livelli di ricchezza è diminuito sia il numero degli indebitati sia la loro esposizione media.

Il miglioramento osservato, tuttavia, non ha modificato la disuguaglianza reddituale – nel 2015 il valore è identico a quello del 2013, il più alto dell’ultimo decennio – e non si è tradotto in una diminuzione dei livelli di povertà. Nel 2015, la povertà assoluta tra gli individui raggiunge il valore più elevato dal 2005, coinvolgendo 4 milioni e mezzo di persone, a seguito dell’aggravarsi della condizione delle famiglie più numerose, in particolare coppie con due figli e famiglie di stranieri. Non migliora neanche la grave deprivazione materiale, che coinvolge, come nel 2014, oltre un decimo della popolazione, a seguito dell’aumento di coloro che dichiarano di non poter sostenere spese di 800 euro. Questo aumento si contrappone, tuttavia, alla diminuzione dell’incidenza di chi dichiara di non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione o di non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa (anche grazie all’andamento dei prezzi, in leggero calo rispetto all’anno precedente).

Le condizioni di difficoltà risultano particolarmente diffuse nella popolazione residente nel Mezzogiorno e nei segmenti dei minori, dei giovani e degli stranieri che, nel 2015, continuano a mostrare segnali di peggioramento in termini di povertà e deprivazione. In particolare, sostiene l’Istat, il reddito medio pro capite dei nuclei consumatori del Sud è pari al 63% di quello del Nord. Il rischio di povertà, poi, coinvolge il 34% dei residenti, una quota tripla rispetto al Settentrione.

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