Libia e Golfo: Di Maio riferisce in Parlamento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:00

Sono ore cruciali per la Libia, il cui futuro è appeso al buon esito della Conferenza di Berlino, step ancor più fondamentale alla luce del fallimento del tavolo russo-turco che il generale Haftar ha deciso di non sposare, rimandando quasi sicuramente al confronto in terra tedesca il destino dell'escalation militare nel Paese. Un consesso in cui l'Italia dovrà necessariamente dire la sua, non solo come spettatore interessato a garantire la stabilità del vicino territorio libico, ma anche per lavorare al miglioramento della politica europea sul dossier Libia, finora avanzata a stento o addirittura non avanzata. Ne è consapevole il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che nell'Aula di Palazzo Madama riferisce al Senato la posizione del nostro Paese in merito alla situazione libica, nel tentativo di dar conto all'assemblea dell'obiettivo cardine dell'azione diplomatica: “Una Libia sovrana, unita e in pace resta la priorità per la stabilità dell'intera regione euromediterranea – ha detto il capo della Farnesina -. L'aggravarsi della crisi potrebbe comportare conseguenze pericolose e, per questo, il cessate il fuoco resta la condizione indispensabile per il dialogo mirato alla ricerca della soluzione politica”.

Ruolo italiano

In attesa di Berlino, Di Maio parla anche del tavolo di Mosca, “accolta con favore” dall'Italia che auspica la firma del documento congiunto da parte di ogni attore in campo: “La mancata firma di Haftar fa capire quanto sia complessa la situazione – ha detto il ministro -. L'Italia ha fatto sempre la sua parte, invitando le parti al dialogo anche quando molte parti non lo ritenevano possibile. La decisione di Haftar dimostra che nessun Paese da solo può pensare di risolvere una crisi così complessa. Per questo – ha aggiunto – abbiamo accolto con favore l'annuncio, da parte tedesca, della data della conferenza di Berlino (19 gennaio, ndr). Se questo è stato possibile è anche grazie all'incessante lavoro dell'Italia“. La momentanea tregua, firme a parte, secondo Di Maio offre l'opportunità di lavorare alla via diplomatica, oltre ad aver avuto il merito di arrestare “l'escalation delle ultime settimane” che ha visto episodi drammatici, come “l'efferato attacco contro l'accademia militare di Tripoli, che l'Italia ha immediatamente condannato”. Azioni che, assieme alle interferenze straniere, “hanno trasformato il conflitto in una guerra per procura, generando effetti negativi su uno scenario già fortemente polarizzato”.

Cinque punti per la Libia

Nel riassumere la posizione italiana, Di Maio rivendica la centralità del nostro Paese che “ha tenuto aperto il dialogo con ogni attore in campo”, tracciando cinque linee guida, a cominciare dalla “impraticabilità della soluzione militare”, ribadendo che il Paese non interverrà mai militarmente in Libia. E ancora, il “riavvio del processo politico sotto l'egida dell'Onu” e, nondimeno, “il sostegno convinto al tavolo di Berlino, dal quale ci aspettiamo risultati; la “fine di ogni interferenza esterna, poiché la presenza di mercenari al fianco di Haftar e Serraj rappresenta un ulteriore fattore di destabilizzazione“; poi l'obiettivo cardine, quello di “unità, sovranità e integrità territoriale della Libia, puntando alla creazione di un governo stabile e rappresentativo di tutto il Paese, condizione imprescindibile per il contrasto al terrorismo, al flusso migratorio illegale e per la tutela degli interessi energetici”; in ultimo, il principio di “inclusività: l'Italia sostiene il governo di accordo nazionale di Serraj ma solo il dialogo è la via giusta per la stabilità: per questo parliamo anche con altri attori importanti. Troppo a lungo l'Europa si è mossa” in modo scoordinato “sulla Libia, permettendo interferenze. Condizioni indispensabili sono il cessate il fuoco, l'embargo sulle armi e il sostegno alle riforme economiche”. E, a proposito di centralità europea, quasi un obiettivo collaterale piuttosto che una variabile realmente concreta, “l'Ue ha inviato riflessione sulla possibilità di una missione di monitoraggio per il cessate il fuoco. Sarebbe importante per l'Europa tornare a rivestire un ruolo di primo piano nella risoluzione della crisi libica”. Ribadendo, naturalmente, l'obiettivo dell'Italia di “valorizzare il ruolo dei Paesi vicini alla Libia”, anche attraverso la presenza “a tutti i tavoli di confronto sugli scenari della crisi”.

La crisi nel Golfo

Capitolo Golfo. Scenario di crisi altrettanto rovente ma che, rispetto alla Libia, vede l'Italia coinvolta in modo diverso. In ballo c'è la presenza dei militari in Iraq, territorio di convergenza della crisi fra Stati Uniti e Iran, dell'azione della coalizione anti-Isis e, non ultimo, del raid che ha eliminato il leader delle forze al-Quds, Qasem Soleimani. Un'azione miliare di cui l'Italia, come gli altri Paesi, ha ricevuto informativa “solo ad attacco avvenuto”. Nel quadro dell'escalation iraniana, obiettivo dell'Italia è “contenere le tensioni, assicurare la tutela di militari italiani e il contrasto a Daesh, oltre alla piena attuazione dell'intesa sul nucleare“. Più complesso, ma comunque annoverato tra le priorità, “lavorare per facilitare sempre più il dialogo fra Washington e Teheran, avviando un percorso che eviti l'escalation e alimenti le interlocuzioni, chiedendo per questo alle parti un impegno orientato al compromesso”. Di Maio dà conto delle numerose variabili che alimentano la crisi, non ultimo l'abbattimento del Boeing ucraino, chiedendo “che venga fatta piena luce e si agisca nei confronti dei responsabili”, lasciando però “aperti canali interlocuzione con l'Iran“, auspicando la ricostruzione di “un'agenda bilaterale”. E, nondimeno, la sopravvivenza dell'accordo sul nucleare. Ritenuto “un pilastro per la stabilità” ma, al momento, parte attiva del processo di instabilità.

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