Legge elettorale: stallo in Commissione, ritarda l’approdo in Aula

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:40

Nuovo ritardo sull’approdo nell’Aula di Montecitorio della legge elettorale. Il presidente della Commissione affari costituzionali, Andrea Mazziotti, ha scritto a Laura Boldrini per comunicarle l’impossibilità di concludere i lavoro in tempo. Al momento appare un azzardo fissare una nuova data per l’esame in aula, visto che il dibattito è ancora aperto nei partiti, a cominciare dal Pd. Mazziotti, che è anche relatore alla legge elettorale, ha illustrato in Commissione le ultime cinque proposte delle 29 presentate.

Il ventaglio è ampio: si va da quelle che tentano di armonizzare i due sistemi di Camera e Senato, come quella di Pino Pisichcio, l’ultima depositata, a quelle che rilanciano il proporzionale puro, fino alle due targate Pd che insistono sul Mattarellum. Mazziotti ha invitato i partiti a un dibattito “realistico” mettendo da parte le posizioni “di bandiera”. Un appello rivolto implicitamente al Pd la cui proposta ufficiale è sempre il Mattarellum, al quale però è già arrivato il “niet” di Fi e M5s. L’appello di Mazziotti è stato fatto dopo che in queste settimane, a parte il M5s, nessun partito è intervenuto nella discussione generale. Alla fine la Commissione ha preso atto dell’impossibilità di concludere l’esame in settimana e al presidente non è rimasto altro da fare che scrivere alla presidente Boldrini per comunicare il fatto.

A questo punto appare difficile un’accelerazione del confronto finché è in corso in Congresso del Pd, dove il dibattito è più acceso che mai. I due contendenti di Renzi incalzano l’ex segretario: Dario Ginefra, della mozione Emiliano, ha insistito sul premio alla coalizione e sull’eliminazione dei capilista bloccati. Daniele Borioli, della mozione Orlando, ha invitato Renzi ad uscire dalla “afasia” su questo tema. L’ex segretario ha rilanciato il partito a vocazione maggioritaria e il renziano Roberto Giachetti ha insistito sulla bontà del Mattarellum. Ma Maurizio Gasparri ha ribadito il “no” di Fi: “il Pd non può imporre nulla, ma deve confrontarsi in Parlamento”.

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