Le novità sul caso Cavatassi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:43

Tortoreto, piccolo comune abruzzese in provincia di Teramo, è sceso in piazza ieri sera per una fiaccolata a supporto di un concittadino in difficoltà che sta rischiando la vita a migliaia di km di distanza. Si tratta di Denis Cavatassi, imprenditore detenuto in Thailandia dal 2011 e condannato a morte in secondo grado dalla Corte suprema del Paese asiatico. L'uomo è accusato di essere il mandante dell'omicidio del suo socio Luciano Butti, freddato con tre colpi di pistola a Phuket. 

 

Le indagini

Luciano Butti era stato ucciso mentre viaggiava sulla sua moto Honda. Dalla ricostruzione dell'accaduto sembrerebbe che la vittima si fosse accorta di essere inseguita e avrebbe fatto un tentativo per sfuggire ai suoi assassini, sicari assoldati nella malavita locale, ma senza successo. Alla base del movente, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato un debito contratto da Butti e non pagato a Cavatassi.

La difesa

Denis Cavatassi si è sempre proclamato innocente. Nonostante fosse tornato in libertà dopo 4 mesi di detenzione nel luglio del 2011 grazie al pagamento di una cauzione, l'imprenditore ha scelto di rimanere in Thailandia proprio per dimostrare la sua estraneità ai fatti. La sorella di Cavatassi, funzionario Fao e promotrice della fiaccolata di ieri sera, aveva spiegato in precedenza le ragioni della difesa dichiarando: “Si è detto che vantava un cospicuo credito nei confronti di Butti. Ora, a prescindere dal fatto che non è vero e che non erano quelle le cifre del loro giro d affari, ma seppure così fosse sarebbe la prima volta che il creditore si sbarazza del suo debitore.  Che altro? Non correva buon sangue? Io non credo, visto che mio fratello era stato nominato da Butti quale testimone in suo favore nella difficile causa di divorzio che sarebbe iniziata all'indomani dell'omicidio. Insomma a me prove e movente mi sembrano del tutto inconsistenti ed inesistenti. Spero che qualcuno se ne renda conto e cominci a fare delle indagini serie cominciando dal rilascio immediato di mio fratello e dal considerarlo assolutamente estraneo ai fatti come realmente è”.

Violazione diritti umani

Cavatassi è uno degli oltre tremila italiani detenuti all'estero, spesso in condizioni non ottimali. Sin dal suo primo arresto, l'imprenditore aveva lamentato di aver visto violati i suoi diritti all'interno del penitenziario thailandese. L'indisponibilità a fornirgli un traduttore, l'interrogatorio senza avvocato e la difficile situazione di salute in cui era precipitato avevano spinto la famiglia e gli amici ad invocare l'intervento della Farnesina. Luigi Manconi, ex presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani, aveva parlato espressamente di “torture” subite dal detenuto all'interno del carcere thailandese.

Il sostegno di Fico

Sulla vicenda si è espresso il presidente della Camera, Roberto Fico che ha scritto un post di solidarietà su Facebook. “Voglio rivolgere – ha scritto l'esponente del M5S – un pensiero a Denis Cavatassi, cittadino italiano, condannato in Thailandia in secondo grado alla pena di morte. La storia giudiziaria e detentiva di Cavatassi colpisce profondamente e chiama in causa la nostra coscienza civile e democratica. Il nostro Paese rifiuta incondizionatamente la pena di morte e si batte da anni per la sua abolizione in ogni parte del mondo”.  “La cultura dei diritti – scrive Fico – si evolve e va costantemente alimentata. Nelle prossime settimane è attesa la pronuncia definitiva della Corte suprema sul caso di Cavatassi. Siamo fiduciosi in un esito diverso. A Denis e ai suoi cari va in questo momento il nostro pensiero e tutta la nostra umana solidarietà”.

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