Lavoro: nel 2016 disoccupazione all’11,6%, calano anche gli inattivi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:15

Disoccupazione in calo nel 2016, sia nei valori assoluti sia nel tasso corrispondente. L’Istat ha, infatti, rilevato una flessione del fenomeno dall’11,9 all’11,7% (+293.000 occupati). Gli ultimi tre mesi dello scorso anno hanno visto l’economia italiana registrare un aumento congiunturale del Pil dello 0,2%, e una crescita tendenziale dell’1%. La moderata espansione dell’attività economica è associata a una più accentuata dinamica positiva dell’input di lavoro, con un aumento delle ore complessivamente lavorate dello 0,4% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua.

Se l’input di lavoro mantiene nel quarto trimestre 2016 un ritmo di crescita superiore a quello dell’output di beni e servizi, dal lato dell’offerta di lavoro, dopo la stabilità del trimestre precedente, l’occupazione mostra un andamento congiunturale solo lievemente positivo (+32 mila, 0,1%), a sintesi della ripresa del lavoro indipendente(+28 mila, 0,5%), dell’ulteriore aumento dei dipendenti a termine (+22 mila, 0,9%) e del lieve calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-17 mila, -0,1%). Il tasso di occupazione cresce di 0,1 punti rispetto al trimestre precedente. Le tendenze più recenti misurate dai dati mensili di gennaio 2017 mostrano,a l netto della stagionalità, un lieve aumento degli occupati concentrato tra gli indipendenti a fronte della stabilità dei dipendenti.

Nell’arco di un anno, tra il quarto trimestre 2016 e lo stesso periodo del 2015, si registra una crescita di 252 mila occupati (+1,1%) che riguarda soltanto i dipendenti, sia a termine sia a tempo indeterminato,a fronte della stabilità degli indipendenti. L’incremento, in termini assoluti, è più consistente per gli occupati a tempo pieno e il tempo parziale cresce quasi esclusivamente nella componente volontaria. Nel complesso, l’occupazione cresce in maggior misura tra le donne (+148mila in un anno), ed è concentrata tra gli over 50. Il tasso di disoccupazione aumenta di 0,2 punti percentuali sia rispetto al trimestre precedente sia in confronto a un anno prima, con una crescita tendenziale di 108 mila disoccupati.

Nel quarto trimestre 2016 prosegue l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, con una consistente diminuzione degli inattivi di 15-64 anni (stimata in-455 mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività. Nel confronto tendenziale, il calo dell’inattività è diffuso per genere e sul territorio,è concentrato tra gli adulti,e riguarda sia quanti vogliono lavorare (-197 mila le forze di lavoro potenziali, specie tra le donne) sia la componente più distante dal mercato del lavoro (-258 mila chi non cerca e non è disponibile). Le transizioni delle persone all’interno del mercato del lavoro, misurate dai dati di flusso a distanza di dodici mesi, segnalano un lieve aumento della quota di ingressi nell’occupazione di persone in precedenza disoccupate, soprattutto tra le donne, tra gli individui con basso livello di istruzione, e nel Mezzogiorno; crescono anche, in misura più contenuta,le transizioni verso l’occupazione dallo stato di inattività.

A testimonianza di un allargamento della partecipazione al mercato del lavoro cresce infine anche la quota di persone in cerca di occupazione in precedenza in condizione di inattività. Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento sia delle posizioni lavorative dipendenti, pari allo 0,6% sul trimestre precedente, sia delle ore lavorate per dipendente, pari allo 0,2%; continua inoltre a diminuire il ricorso alla Cassa integrazione. L’incremento delle posizioni lavorative è sintesi della stabilità registrata nell’industria e dell’incremento osservato nei servizi; il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente. Su base congiunturale crescono lievemente gli oneri sociali (+0,1%) evidenziando un indebolimento degli effetti del vantaggio contributivo associato alle nuove assunzioni a tempo indeterminato degli ultimi due anni; rimangono, invece, stabili sia le retribuzioni sia il costo del lavoro.

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