Lagarde incontra Renzi: “Bene il job act, ma serve ridurre il cuneo fiscale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:00

Un incontro breve ma intenso, quello fra Cristine Lagarde e Matteo Renzi: nell’ora di colloquio fra il direttore del Fondo monetario internazionale e il presidente del Consiglio, sono stati messi sul tavolo le questioni principali in cime all’agenda italiana ed europea. Jobs Act, cuneo fiscale e riforma giudiziaria: questi i temi al centro del colloquio fra i due.

“Se perfino il Fmi – ha detto Renzi a margine del meeting – che non è una sezione del partito comunista di Washington, chiede all’Europa di investire sulla crescita, qualche domanda i partner Ue dovranno pure cominciare a farsela”. L’obiettivo dell’incontro era rafforzare la tela di alleanze messo in piedi dal premir Renzi, in qualità di presidente di turno dell’Ue, intorno alla strategia pro-growth, che ha contraddistinto il semestre italiano alla guida della comunità e le conclusioni del G20 di Brisbane.

Nel complesso, l’economista francese promuove la riforma del lavoro contenuta nel Jobs Act perché “combatte il dualismo generalizzato” tra chi ha protezioni forti e i precari: tuttavia Lagarde non nasconde le sue perplessità su aliquote marginali e cuneo fiscale. Come aveva già sottolineato durante l’intervento per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Bocconi a Milano, “il Jobs act dovrà essere accompagnato da misure finalizzate alla riduzione del carico fiscale. Altrimenti la riforma rischia di perdere il suo effetto positivo: soprattutto nel suo obiettivo di lotta alla disoccupazione giovanile”.

Secondo Lagarde, “il cuneo fiscale rimane ben oltre la media Ocse. Riportare le tasse sul lavoro in Italia al livello della media europea potrebbe abbassare la disoccupazione giovanile di 4-8 punti percentuali”. Questo significherebbe, secondo il numero uno dell’Fmi, da 60 mila a 130 mila giovani che tornerebbero a lavorare: “Settecentomila dissoccupati – ha detto Lagarde – sono troppi, come l’intera Umbria”. Un solo punto percentuale di Pil in più ridurrebbe la disoccupazione giovanile dello 0,6%: “Circa 10.000 persone potrebbero tornare a lavorare”.

Al premier Christine Lagare ricorderà anche che “una delle cause maggiori della debolezza dell’ambiente lavorativo italiano è la lunghezza dei processi. Da alcune stime si rileva come in Italia ci vogliono oltre mille giorni per far valere in giudizio un contratto, più del doppio della media Ocse. Una maggiore efficienza del settore giudiziario abbasserebbe il costo del credito, incoraggerebbe gli investimenti e dunque faciliterebbe l’impiego”.

Come aveva già fatto all’università meneghina, Lagarde ha lodato il provvedimento del governo per le politiche attive del mercato del lavoro “che prevedono aiuti affinché i disoccupati ricevano formazione e assistenza nella ricerca dell’impiego di cui hanno bisogno. Austria, Finlandia e Svezia dimostrano come tali politiche possano funzionare”.

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