La vendemmia alle porte e i produttori sperano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:49

Ecco come sarà il vino destinato alle tavole degli italiani e all’export. “L’Italia si avvicina alla raccolta condizionata da scorte abbondanti, prezzi in discesa e incertezze sui mercati- analizza Gambero Rosso -. Ma quella 2019 non dovrebbe essere una produzione monstre come lo scorso anno. Incoraggiante il dato sull’export dei 4 mesi”. Il settimanale Tre Bicchieri parte dal Meridione: mai come quest’anno l’Italia vitivinicola ha paura dell’abbondanza. Paura di portare in cantina troppe uve. Perché “la produzione record del 2018 che, con quasi 55 milioni di ettolitri, aveva placato la sete di materia prima di un disastroso 2017 (altro record, ma in negativo), ha determinato dallo scorso settembre un deciso calo delle quotazioni dei vini. Una pericolosa congiuntura che, combinata a scorte che ammontano a un’intera vendemmia (44,3 milioni di ettolitri, secondo il bollettino Icqrf Cantina Italia al 15 luglio) e a esportazioni che lo scorso anno sono andate al di sotto delle attese, stanno preoccupando le nostre aziende”. Poco importa se il primo quadrimestre ha fatto registrare un incoraggiante +9,9% a volume e un +5,2% a valore (1,96 miliardi di euro, secondo dati Istat).

Sviluppo rallentato

Lo spettro si chiama “crisi di sovrapproduzione”. E la filiera, ben consapevole dei rischi, sta già correndo ai ripari, soprattutto in Veneto, prima regione produttiva italiana e protagonista di un exploit senza precedenti, con 13,4 milioni di ettolitri nel 2018. Le grandi Dop, dal Prosecco Doc e Docg al Pinot grigio delle Venezie, dalla Valpolicella al Lugana, stanno scegliendo di contenere i quantitativi, con provvedimenti come il blocco dei nuovi impianti, lo stoccaggio e la riduzione delle rese. La parola d’ordine di questa vendemmia è cautela, coi consorzi impegnati a evitare rischi derivanti da eccessi di vino sul mercato. In questo contesto, le quantità del 2019 saranno determinanti. Aspettando l'avvio della vendemmia arriva dai grandi territori del vino, Adnkronos ha tracciato una prima panoramica su come sta procedendo l’annata 2019 nelle vigne italiane. Testimonianze di agronomi, enologi e produttori  raccontano l’andamento agronomico dalle Terre del Vermentino di Gallura in Sardegna a quelle dell’Etna in Sicilia, dai vigneti piemontesi del Barolo alla Franciacorta lombarda, dall’Alto-Adige al Trentodoc, fino ad arrivare alla Toscana con le zone del Chianti Classico, del Brunello di Montalcino, della Maremma e le Terre di Pisa. “Siamo di fronte a un’annata certamente non canonica, caratterizzata in quasi tutta la penisola da un andamento alternato, complici anche gli effetti dei cambiamenti climatico: inverno secco, marzo e soprattutto aprile con temperature al di sopra della media e a seguire, lunghe settimane fredde e piovose per tutto maggio e l’inizio di giugno- riferisce l’agenzia di informazione -. Tutto questo ha parzialmente rallentato lo sviluppo vegeto-produttivo della vite, ma ha consentito di riequilibrare le riserve idriche in preparazione di un’estate che si sta rivelando calda, a tratti anche in modo estremo”.

Sensori e stazioni meteo

Ad oggi sorprende in positivo la resilienza delle viti: l’annata 2019, anche se è ancora presto e si hanno davanti settimane decisive, si prospetta positiva da un punto sia qualitativo sia quantitativo. La panoramica dell’Adnkronos inizia dalle isole, dove sull’Etna in Sicilia, Vincenzo Lo Mauro, manager di Passopisciaro, racconta di un clima estremamente rigido con molte gelate in inverno e fino a primavera inoltrata. “Da giugno in poi si sono avute temperature costanti attorno ai 30°C con buone escursioni termiche la notte. Il freddo ha agito anche come antiparassitario naturale, mentre l’importante riserva idrica data dalle piogge primaverili è ottima per affrontare un’estate piuttosto calda”, spiega. Dalle terre del Vermentino di Gallura in Sardegna, Luca Vitaletti, agronomo di Siddùra rileva che l’autunno e l’inverno hanno registrato temperature abbastanza miti, mentre la primavera è stata caratterizzata da temperature al di sotto della norma che hanno rallentato lo sviluppo della vite, tuttavia “le discrete riserve idriche accumulate durante questa stagione hanno permesso di recuperare il rallentamento in termini di stagione e di limitare l’utilizzo dell’innovativo sistema di irrigazione di cui dispongono le nostre vigne. Grazie ad appositi sensori e a una stazione meteo che trasmette continuamente dati ai nostri computer, riusciamo a identificare in maniera puntuale gli stati di bisogno e a intervenire solo dove e quando necessario, risparmiando acqua e trattamenti”.  Non molto diversa, evidenzia Adnkronos, la situazione al Nord.

Situazione a doppia faccia

Un’altalena di temperature durante la primavera è quanto si è verificato anche in Alto-Adige dove Andrea Moser, enologo di Cantina Kaltern, racconta che l’importante ritardo nello sviluppo vegetativo è stato recuperato con l’inizio dell’estate e ora a luglio sono presenti “una vegetazione regolare e carico di uve buono. È anche possibile che la vendemmia slitti a settembre, mese dalle belle escursioni termiche, fondamentali per conservare l’acidità dei vitigni a bacca bianca”. Sul fronte bollicine in Lombardia, arrivano dalla Franciacorta le parole del responsabile tecnico di Mosnel Flavio Polenghi: “stiamo per arrivare alla vendemmia di un’annata sicuramente impegnativa e double-face. Le piogge cadute ad inizio invaiatura, come meglio non poteva essere, hanno dato frescura e carica ai grappoli, per affrontare il rush finale. Prevediamo una vendemmia “posticipata” che permetterà alla pianta di beneficiare di una maturazione in condizioni più favorevoli e con prospettive qualitative di alto livello”.

Gli effetti dei temporali di luglio

Per Ottavia Giorgi di Vistarino di Conte Vistarino in Oltrepò Pavese invece, le temperature record “con punte di 37°-40°C a fine giugno e pochissime precipitazioni (4-10 mm) fanno presagire che l’inizio della vendemmia sarà in agosto come negli ultimi 15 anni. Al momento si prospetta una grande annata per le basi spumante, grazie alla sanità delle uve e alla qualità dovuta anche al leggero calo produttivo rispetto al 2018″. In Toscana, riporta Adnkronos, Ginevra Venerosi Pesciolini di Tenuta di Ghizzano (Terre di Pisa) racconta: “Dopo un inverno relativamente siccitoso, le piogge di maggio e giugno hanno riequilibrato il terreno che, avendo una buona percentuale di argilla, ha trattenuto bene l’umidità. Le alte temperature che sono seguite non sono state perciò un problema. I due temporali di luglio poi hanno davvero creato le condizioni ideali per un’ottima annata, sia in quantità che in qualità”. In Chianti Classico, Alessandro François di Castello di Querceto parla di situazione ottimale “le abbondanti piogge primaverili sono state un toccasana per le riserve idriche e l’annata ad oggi è positiva sia per qualità sia per quantità”. Giulio Carmassi, enologo di Gagliole, invece, rileva che questo “è l’anno in cui si stanno vedendo maggiormente gli effetti del cambiamento climatico perché ogni mese sembra avere una storia a sé. Le piante per fortuna stanno dimostrando grandi capacità di resilienza”. Il racconto di Alessandro Campatelli, di Riecine a Gaiole in Chianti è in linea: “l’annata 2019 conferma che le piogge autunnali si sono spostate in primavera. Come sempre incrociamo le dita per un agosto ideale, ma le premesse per un’ottima vendemmia ci sono tutte”.

L’incognita delle temperature

A Montalcino, secondo Adnkronos, Carlo Ferrini di Giodo osserva che “non ci sono state assolutamente malattie in vigna, condizione rara. Fioritura e allegagione hanno coinciso con il cessare delle piogge, l’allegagione è stata molto bella e si sta assistendo alla produzione di grappoli di aspetto magnifico”.  Anche Fabrizio Lazzeri, agronomo di Tenute Silvio Nardi conferma che “i presupposti per una buona annata ci sono tutti. Al momento i grappoli appaiono di medie-piccole dimensioni e non estremamente compatti. Questo favorirà la maturazione delle uve e potrà aumentarne l’aspetto qualitativo”. La voce di Donata Vieri, enologa di Fattoria le Pupille che, puntualizza Adnkronos, racconta di un ottimo equilibrio vegeto-produttivo in Maremma. “Qui in inverno le temperature hanno alternato giornate fredde e secche con vento di tramontana, a giornate fresche e umide ma poco piovose. Le vere piogge ristoratrici sono arrivate in tarda primavera. Poi il caldo e il bel tempo una volta arrivati non hanno più lasciato la nostra terra”.

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