Juncker e Draghi: nuovo affondo sull'Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:30

Piovono copiosi gli appunti nei confronti del Governo italiano. Da parte delle opposizioni in Parlamento, da parte degli istituti tecnici, ma soprattutto da parte delle istituzioni sovranazionali quali Bce, Fmi e Ue. Non passa più giorno senza che arrivi qualche monito. Oggi è stato il turno di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, e di Mario Draghi, governatore della Bce.

“L'Italia non rispetta la parola data”

Il lussemburghese, intervistato dal quotidiano francese Le Monde, ha detto che “l'Italia non rispetta la parola data” a proposito della Manovra. Sul paragone con il deficit pianificato dalla Francia avanzato dal Governo italiano, Juncker spiega che “da quando sono a capo della Commisone, la Francia non ha fatto nulla che potesse accrescere il proprio deficit. Ha sempre rispettato la sua parola, anche se non è stato semplice. L'Italia la parola data non la rispetta”. Alla domanda sul fatto che Roma intenda alzare il deficit per combattere la povertà, Juncker risponde che “sono liberi di fare le loro scelte” ma “devono restare all'interno delle regole per non mettere in pericolo la solidarietà europea”.

Fmi e Mario Draghi

All'incontro annuale del Fondo Montetario Internazionale, che si sta tenendo a Bali, in Indonesia, l'Italia è uno dei temi centrali. Poul Thomsen, capo del dipartimento europeo dell'Fmi, ha detto, come riporta la Reuters: “Pensiamo che un allentamento fiscale di tale portata in Italia nelle attuali circostanze non sia corretto”, riferendosi forse alla flat tax o ad altre misure della Manovra non direttamente fiscali. Più sfumato è stato invece il governatore della Bce, Mario Draghi, che sull'Italia ha affermato: “L'attuazione delle riforme strutturali deve essere sostanzialmente rafforzata” dice sempre dal summit di Bali. “L'ampia espansione in corso invita anche alla ricostruzione di buffer fiscali (riserve finanziarie, ndr)”, ha proseguito Draghi, sottolineando che “questo è particolarmente importante nei Paesi dove il debito pubblico è alto e per i quali la piena aderenza al patto di Stabilità e crescita è critica per la salvaguardia di solide posizioni fiscali”.

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