Istat: Italia fuori dalla recessione ma resta l’emergenza lavoro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:12

Dallo scorso agosto in poi l’Italia ha dovuto fare i conti con la recessione. Ma l’incubo, stando all’ultima nota mensile dell’Ista, sembra destinato a finire nei prossimi mesi. “La fase di contrazione è attesa arrestarsi con una ripresa dei consumi” spiega l’istituto di statistica. Nel complesso “l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana confermerebbe una sostanziale stazionarietà della crescita nel trimestre finale dell’anno”, spiega sempre l’Istat. Restano critiche, invece, le condizioni del mercato del lavoro “con livelli di occupazione stagnanti” e un numero crescente di persone alla ricerca, infruttuosa, di un posto.

Viene ricordato il “valore massimo” e “sensibilmente più elevato” del tasso di disoccupazione (13,2% ad ottobre scorso) rispetto alla media europea. E perfino le grandi imprese vedono restringersi gli organici. Altri brutti segnali giungono dall’impennata della disoccupazione di lunga durata, con oltre la metà dei senza lavoro (62,3%) che lo è da oltre un anno. Si potrebbero definire disoccupati cronici, una patologia particolarmente diffusa al Sud. Da caduta prezzo petrolio nessun effetto positivo Niente vantaggi dal crollo delle quotazioni del greggio, almeno per l’Italia. È quanto emerge da “un esercizio di simulazione” riportato dall’Istat nella nota mensile.

In generale, “la caduta del prezzo del petrolio produrrebbe un limitato effetto espansivo”, sottolinea infatti l’Istituto di statistica. In particolare, l’effetto “per l’area dell’euro sarebbe stimato pari a 0,1 e 0,3 decimi di punto, rispettivamente, nel 2015 e 2016. Nel 2015, l’impatto sarebbe nullo in Italia e Germania e pari a 1 decimo di punto in Francia e Spagna”.Anzi, fa presente sempre l’Istat, il calo dei prezzi dei prodotti energetici potrebbe accentuare “le spinte disinflazionistiche con un impatto negativo sulle aspettative. In questo contesto, i paesi maggiormente indebitati vedrebbero aumentare il costo reale del debito”.

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