Inps, Boeri: “Dagli immigrati un punto di Pil in contributi sociali”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:22

Nel corso della sua audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema d’accoglienza, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha fornito i dati relativi sul contributo dei migranti in termini di Prodotto interno lordo emersi dalle ispezioni di vigilanza dell’Istituto nel periodo 2013-2015: “Abbiamo calcolato che, sin qui, gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni”. Dal punto di vista prettamente numerico, Boeri ha spiegato che “gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”.

Boeri: “Dannoso chiudere le frontiere”

Un quadro che, secondo il presidente dell’Istituto di previdenza sociale, sottolinea ancora una volta l’importanza degli immigrati nel contesto pensionistico italiano. Nel rapporto annuale dell’Inps presentato lo scorso 4 luglio, Boeri aveva evidenziato come la chiusura ai flussi migratori potrebbe provocare all’Italia una perdita di 38 miliardi nei prossimi 22 anni, a fronte di un loro potenziale contributo di 70 milioni in 20 anni. Il tutto, ovviamente, “consapevole del fatto che l’integrazione degli immigrati che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi”. L’evidenza, però, è che la chiusura delle frontiere (considerando l’età sempre più giovane delle persone in ingresso) “rischierebbe di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”. In sostanza, secondo il presidente, il confronto pubblico dovrebbe concentrarsi “su come inserire gli immigrati stabilmente nel nostro mercato del lavoro regolare. L’integrazione nel mercato del lavoro contribuirebbe anche a migliorare la percezione che gli italiani hanno degli immigrati”.

Bonus bebè

Nell’audizione odierna, Boeri si è soffermato anche sul tema dei bonus bebè, spiegando che “non sono i bonus temporanei a cambiare la propensione degli italiani a riprodursi”, specificando inoltre che “il contributo degli immigrati regolari al sistema previdenziale italiano rimarrebbe fondamentale anche nel caso in cui venissero introdotte delle politiche efficace per l’aumento del tasso di fecondità delle donne italiane”. Politiche che, pur auspicabili, possono avere successo solo “se percepite come durature e in grado di generare maggiore condivisione degli oneri per la cura dei figli”. A ogni modo, ha concluso Boeri, gli effetti di tali soluzioni sarebbero riscontrabili solo nel lungo periodo, ovvero quello richiesto ai neonati per diventare lavoratori e contribuire al sistema previdenziale.

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