In semilibertà Micale, uno degli ultrà condannati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

Avverto il dolore della sconfitta, ma è la legge. Appena ho saputo ho sentito come un peso, maggiore amarezza e ingiustizia. Accetto la legge, ma non è giusto, il mio calvario continua: chi è condannato deve scontare tutta la condanna, altrimenti non c'è certezza della pena”. Così, all'Ansa, Marisa Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti, sulla concessione della semilibertà a Daniele Micale.

Filippo Raciti

Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia di Stato, morì in servizio il 2 febbraio 2007 durante gli incidenti scatenati da una frangia di ultras catanesi contro la Polizia intervenuta per sedare i disordini alla fine del derby siciliano di calcio Catania-Palermo. Aveva da poco compiuto 40 anni, lasciava moglie e due figli piccoli.  

Gli arresti

Le successive indagini – che si avvalsero delle immagini filmate dai circuiti di sicurezza dello stadio e da successive intercettazioni ambientali – portarono all'arresto prima di un indiziato minorenne, Antonino Speziale, e – dopo un anno – al fermo anche di un secondo indiziato maggiorenne, Daniele Natale Micale, al tempo appena ventenne.

La semilibertà

Micale, era stato condannato definitivamente a 11 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale nel novembre del 2012. Il tribunale ha ritenuto di concedergli la semilibertà nell'ottica “del graduale reinserimento sociale” al fine di consentire a Micale di “svolgere attività lavorativa come dipendente” di un supermercato. Il provvedimento accoglie la richiesta dei difensori di Micale, gli avvocati Eugenio De Luca e Matteo Bonaccorsi.

Reinserimento

Micale, dice il Tribunale, “ha scontato oltre la metà della pena, fruisce regolarmente di permessi premi e da alcuni mesi è ammesso al lavoro esterno e ha svolto anche volontariato” all'esterno del carcere. Inoltre, sottolineano i giudici, non ha precedenti né carichi pendenti e “le neutre informazioni di polizia fanno ritenere che non sussistano attuali collegamenti con la criminalità organizzata”.

Resta ancora in carcere, invece, Antonino Speziale, condannato a 8 anni per lo stesso reato e che all'epoca dei fatti era minorenne.

 

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