Imprese per il rilancio: 80 mila nuove aziende dall’inzio della crisi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:26

Nel Lazio nella prima parte del 2019 i livelli di attività hanno proseguito a crescere in misura limitata e gli investimenti sono diminuiti. “L'andamento è stato migliore per le imprese di maggiore dimensione- attesta Banca d’Italia-. Nell'industria, nonostante la forte crescita delle esportazioni trainata dal settore farmaceutico, il fatturato è aumentato a un ritmo contenuto, inferiore a quello registrato lo scorso anno”. Il settore delle costruzioni non ha mostrato segnali di ripresa e le imprese che operano nel comparto delle opere pubbliche hanno registrato un'ulteriore flessione della produzione.

Attività immobiliari

“Sul mercato immobiliare hanno proseguito a diminuire i prezzi degli immobili e ad aumentare le compravendite- registra Palazzo Koch-..Le imprese dei servizi hanno beneficiato dell'ulteriore espansione delle presenze turistiche e della spesa dei viaggiatori stranieri; è proseguita la crescita del numero di imprese attive soprattutto nei comparti dell'alloggio, ristorazione e attività immobiliari”.

Risultati stabili nell’industria

Nel mercato del lavoro l'occupazione si è espansa a un ritmo analogo a quello nazionale, tuttavia le ore lavorate sono rimaste sostanzialmente stazionarie. Gli occupati hanno ripreso a crescere nei servizi mentre sono risultati stabili nell'industria. Il tasso di disoccupazione è calato e le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono lievemente diminuite. “Nella prima parte dell'anno è proseguita la crescita dei prestiti a imprese e famiglie, risentendo degli effetti di rilevanti operazioni straordinarie di alcune grandi aziende dei servizi e dell'espansione del credito per consumi e acquisto di abitazioni delle famiglie- osserva banca d’Italia-. La domanda di credito delle imprese ha ancora ristagnato per il calo della spesa per investimenti; la domanda di nuovi mutui delle famiglie si è ridimensionata rispetto allo scorso anno, mentre ha accelerato quella finalizzata al consumo rivolta alle banche”. Le condizioni di accesso al credito per famiglie e imprese sono rimaste nel complesso distese, anche se emergono lievi segnali di irrigidimento nei criteri di concessione dei prestiti.

Diversi strumenti in portafoglio

Il moderato incremento dei livelli di attività e le condizioni reddituali delle aziende stanno favorendo il miglioramento della qualità del credito. Le disponibilità liquide sono ancora aumentate per le famiglie; per queste ultime si è ampliata, tra i diversi strumenti finanziari in portafoglio, la quota dei titoli di Stato e delle obbligazioni diverse da quelle emesse dalle banche.

La situazione in Lombardia

Nella prima parte del 2019 l'attività economica in Lombardia ha progressivamente rallentato, proseguendo nella tendenza che si era manifestata nella seconda metà del 2018. La Banca d’Italia documenta l'indebolimento nella crescita della componente di fondo dell'economia regionale. “Nella manifattura, la produzione e gli ordinativi sono rimasti sostanzialmente invariati nei primi nove mesi del 2019– sottolinea l’indagine economica di Palazzo Koch-. Le esportazioni sono diminuite lievemente nella prima metà dell'anno”. I risultati del sondaggio della Banca d'Italia indicano un peggioramento nella dinamica del fatturato nei primi tre trimestri dell'anno, accompagnato da una riduzione della spesa per investimenti.

In controtendenza

Le imprese interpellate si attendono che la domanda rimanga debole fino ai primi mesi del 2020 e prevedono di mantenere invariati gli investimenti nel prossimo anno, condizionati da elementi di incertezza e dalle tensioni commerciali internazionali. In controtendenza rispetto agli altri settori, nelle costruzioni è proseguita l'espansione dell'attività, accompagnata da una crescita delle compravendite e delle quotazioni nel mercato immobiliare residenziale. “Nel terziario, il fatturato del commercio al dettaglio ha ristagnato, mentre quello degli altri servizi è ancora aumentato- evidenzia Banca d’Italia-.La redditività delle imprese si è mantenuta elevata e ha determinato l'aumento delle disponibilità liquide e il contenimento della domanda di finanziamenti, a fronte di politiche di offerta da parte delle banche sostanzialmente invariate”.

Fonti finanziarie

I prestiti sono diminuiti in modo diffuso tra le imprese delle diverse classi dimensionali e dei vari settori di attività economica; i finanziamenti sono però aumentati per le aziende più solide sotto il profilo economico-finanziario. Si è confermato il processo di diversificazione delle fonti finanziarie e le società medio-grandi hanno accresciuto il ricorso al mercato obbligazionario. “Nonostante la debolezza dell'attività economica, nei primi sei mesi del 2019 la crescita degli occupati è proseguita e il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso– precisa Banca d’Italia- Si è interrotta la diminuzione del ricorso agli ammortizzatori sociali e la componente ordinaria della cassa integrazione guadagni è tornata a crescere. I prestiti alle famiglie hanno continuato a espandersi a tassi simili a quelli osservati nell'anno passato. Le scelte di portafoglio delle famiglie hanno privilegiato gli strumenti di risparmio a basso rischio e prontamente liquidabili”.Gli indicatori della qualità del credito hanno mostrato segnali di ulteriore miglioramento: sono scesi sia il flusso di nuove posizioni con difficoltà di rimborso, sia l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti.

Confronto tra metropoli

“Da quando è iniziata la crisi, nella capitale, sono nate 80mila nuove imprese per un totale, ad oggi, di oltre 500mila unità registrate. Nel 2008, Milano contava 1,7 milioni di occupati, Roma si fermava a 1,6 milioni. Oggi gli occupati di Milano sono scesi a meno di 1,5 milioni, quelli di Roma sono diventati più di 1,8 milioni. A differenza di Milano, però,  e non è un problema da poco, qui da noi la crisi non è stata ancora superata. E' infatti diminuita, in questi anni, la capacità di creare ricchezza. Se facciamo base al 2007, alla fine di quest'anno il Pil della città di Roma sarà ancora inferiore del 2%. Questo significa che i romani, non avendo nuova ricchezza da distribuire, si sono ridistribuiti la povertà. Attenzione però, perché questo problema non è solo di Roma.

Andamento del Pil

Rispetto al 2007, la riduzione del Pil è ancora pari al 3% a Bari, al 3,5% a Torino, al 9% a Genova, al 10% a Napoli”, afferma Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma e di Unioncamere Lazio alla presentazione del libro “Le mappe della disuguaglianza – Una geografia sociale metropolitana” curato da Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi che si è svolta nell'Aula Consiglio dell'Istituzione camerale. “Questi dati – spiega Tagliavanti – ci dicono che nell'ultimo decennio il processo di sviluppo e di creazione della ricchezza si è in Italia fortemente polarizzato. Si è concentrato in misura prevalente nella sola Milano. Ma queste dinamiche di concentrazione dello sviluppo non fanno bene a un Paese come l'Italia che nasce dalla tradizione dei tanti comuni, ognuno in grado di contribuire alla crescita economica e sociale. Non stupisce allora che a uno sviluppo più concentrato corrisponda un progressivo approfondimento delle diseguaglianze, che è il tema centrale del volume di cui discutiamo oggi”.

Serie dettagliata

ll libro, costruito come un percorso che si snoda attraverso una dettagliata serie di mappe a colori – traccia una geografia delle disuguaglianze tra i quartieri della capitale in un confronto inedito e prezioso con le altre tre principali città metropolitane italiane: Milano, Napoli e Torino. All'incontro, riferisce l’Ansa, oltre agli autori, hanno partecipato anche Lidia Borzì (presidente ACLI Roma), Michele Azzola (segretario generale Cgil Roma e Lazio), Erino Colombi (presidente Forma Camera) e Roberto Gandolfo (direttore generale della Banca di credito cooperativo di Roma).

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