Il rientro dei capitali passa al Senato: è legge

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Il Senato ha licenziato il disegno di legge sul rientro dei capitali dall’estero. Palazzo Madama ha approvato il testo, che era già passato alla Camera lo scorso ottobre, con 119 “si'”, 61 “no” e 12 astensioni. La norma più significativa del provvedimento è quella che introduce il reato di di autoriciclaggio. La maggioranza ha tenuto, con Pd e Ncd che hanno approvato il ddl, mentre contrari sono stati Fi, M5S, Gal e Sel. La Lega si è astenuta. L’articolo 1 del provvedimento individua gli elementi principali della procedura di collaborazione volontaria, di cui è destinatario chiunque abbia violato gli obblighi di indicazione nella dichiarazione dei redditi della detenzione di investimenti all’estero o di attivita’ finanziarie estere.

L’Agenzia delle entrate ha trenta giorni per comunicare all’autorità giudiziaria la conclusione della procedura, che può essere attivata fino al 30 settembre 2015. Le entrate derivanti dall’attuazione della procedura, assegnate ad apposito capitolo del bilancio dello Stato, sono destinate a quattro finalità: pagamento dei debiti commerciali scaduti in conto capitale, anche prevedendo l’esclusione dai vincoli del patto di stabilità interno; esclusione dai medesimi vincoli del patto di stabilità interno delle risorse assegnate a titolo di cofinanziamento nazionale dei programmi dell’Unione europea e di quelle derivanti dal riparto del Fondo per lo sviluppo e la coesione; investimenti pubblici; Fondo per la riduzione della pressione fiscale. L’Agenzia delle entrate è autorizzata a procedere, per il triennio 2014-2016, ad ulteriori assunzioni di personale.

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