“Il mancato accordo su Brexit è un pericolo per la Ue”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:55

L'Italia, con il Regno Unito, avrà un “atteggiamento di amicizia, difendendo gli interessi nazionali ma sapendo che la strada del 'no deal' di non trovare un accordo sarebbe un ripiego negativo e pericoloso. E' nell'interesse dell'Ue arrivare a un'intesa”. E' quanto afferma il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nel suo intervneto al Senato in vista del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles. Il premier esprime apprezzamento per i passi fatti finora nel negoziato e aggiunge: “La Brexit è stata in fondo una sveglia per l'Unione Europea, e quello che è successo dopo non ha certamente fatto diffondere gli atteggiamenti divorzisti nell'ambito dell'Unione, non mi pare che dalla Brexit ci sia stata una grande disseminazione di posizioni anti Ue, al contrario, ci sono difficoltà evidenti da parte del Regno Unito alle quali dobbiamo guardare con rispetto che si deve a un paese amico e alleato dell'Italia“.

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L'accordo su Brexit

Secondo il Premier, alla riunione di Bruxelles in programma venerdì, “la decisione principale riguarderà la presa d'atto dei risultati, che noi consideriamo positivi, della prima fase dei negoziati sulla Brexit. I negoziati hanno raggiunto progressi sufficienti in tre punti: i rapporti con la questione irlandese” dove “si è arrivati ad una definizione per la quale non ci saranno controlli di confine; si è risolta la discussione sull'ammontare delle somme dovute dal Regno Unito al bilancio Ue; si è risolta la questione dello status dei cittadini comunitari. Se qualcuno pensava di gestire il negoziato facendo leva sulle divisioni dei paesi Ue si sbagliava”. E aggiunge: “La posta in gioco è particolarmente alta” perché, dopo gli ultimi due anni che hanno visto prima il “doppio shock” della Brexit e delle elezioni americane e dopo il 2017 che è stato l'anno “della risposta e ripresa della speranza”, ora “siamo alla vigilia di un anno che può rivelarsi decisivo: alla fine si vedrà se dal risveglio europeista” si “passerà alla fase dei passi concreti oppure se saremo condannati a un anno di surplace a causa della durata della formazione del governo tedesco o della mancanza di determinazione e coraggio da parte dei governi”.

Crescita e lavoro

Nel suo intervento, Gentiloni fa il punto anche sulla situazione economica del Bel Paese: “Siamo ancora sotto la media europea di crescita nel 2017. Ma il rapporto dell'Ocse parla di velocità, di ritmo di questa crescita. Ed è una condizione incoraggiante, se lavoriamo bene“. E sull'idea di avere un ministro europeo delle Finanze, commneta. “Bene, ma a condizione che il suo compito sia lavorare per la convergenza dell'economia europea, per la crescita e non certo trasformarsi in una specie di controllore della contabilità delle economie di questo o quel Paese, preferibilmente dell'Europa meridionale“. Poi aggiunge: “Nel momento in cui abbiamo dati incoraggianti sul fronte macroeconomico”, il messaggio italiano all'Unione europea è che “non possiamo stare fermi e perdere questa occasione. Non possiamo e non vogliamo: bisogna cogliere questa occasione per sviluppo e lavoro”.

Difesa e migranti

Nel suo intervento parla anche di difesa e migranti: “La cooperazione rafforzata sulla difesa è un primo passo incoraggiante e riguarda un certo numero di Paesi, non tutti i 27“, ponendosi come “prima, significativa traduzione in pratica del principio che, nella famiglia dei 27, è possibile, anzi a volte necessario, che ci siano livelli di integrazione diversa”. Sui migranti “l'Italia si è mossa, ha fatto un trattato bilaterale in Libia, ha ottenuto risultati”, un risultato che “ha avuto come conseguenza il fatto che finalmente si sono accesi riflettori sulla situazione dei diritti umani in Libia: è merito nostro, non di qualcuno che ora racconta queste cose come se fosse una realtà imprevedibile”. “È grazie all'accordo che l'Onu oggi è in grado di essere presente e intervenire in Libia, è grazie all'accordo che oggi l'Organizzazione internazionale dei migranti ha portato i rimpatri volontari assistiti dalla Libia verso gli altri paesi africani da meno di 3mila a sopra i 15mila e potrebbe superare i 20-25mila entro l'anno”, spiega Gentiloni sottolineando come i risultati dell'Italia sul tema dei flussi siano “il frutto di un lavoro enorme, diplomatico, di rapporti bilaterali con le autorità libiche, con le comunità locali, con le milizie, di lavoro ai confini meridionali, con i paesi di provenienza”. E conclude: “Chiederemo se su questi risultati è giunto finalmente il momento di investire tutti insieme come Unione Europea, io sono relativamente ottimista”.  

 

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