Il decennale post-Rosatellum del Pd e il dissidio coi prodiani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00

Con il Rosatellum bis fresco di approvazione alla Camera e in procinto di entrare a Palazzo Madama per essere sottoposto al vaglio del Senato, il Partito democratico allestisce al Teatro “Eliseo” di Roma la scenografia per festeggiare il suo decennale, forte di una legge elettorale promossa e passata a Montecitorio a colpi di fiducia e indenne allo scrutinio segreto sul voto finale ma con più di qualche perplessità legata al futuro dem in vista delle prossime elezioni. Annunciata ma comunque rumorosa l’assenza di Romano Prodi, cofondatore del partito e fra i meno soddisfatti della legge a firma di Ettore Rosato, con il suo braccio destro, Arturo Parisi, a salutare il decimo compleanno del Pd più come “un giorno di lutto che di festa”, proprio in virtù dell’approvazione del Rosatellum da parte della Camera.

Gli strascichi del Rosatellum

Tra malumori interni e dissidi con il resto del centrosinistra, però, la linea del Pd dettata da Renzi resta la stessa, ossia costituirsi come principale argine ai populismi. Ai mal di pancia arrivati dopo la tripla fiducia a Montecitorio, il segretario dem ha risposto che “il Pd non appartiene a nessuno. Non appartiene a un proprietario, a un’azienda, a un blog, non appartiene a un leader. E’ una comunità in cui tutti possono sentirsi a casa e nessuno è padrone”. Gli stessi concetti che Renzi ribadirà dal palco dell’Eliseo dopo gli interventi di Veltroni e Gentiloni, con il ministro dei Beni culturali, nonché ex segretario, Franceschini che replica all’ala prodiana, parlando della legge elettorale come antidoto alla frammentazione del centrosinistra: “Mi spiace davvero per le parole di Arturo. Date le attuali condizioni, mi pare che il Rosatellum con i collegi uninominali spinga più di tutti gli altri modelli, di cui si è discusso negli ultimi mesi, verso le coalizioni e quindi verso la ricomposizione del campo del centrosinistra”.

Pd, bilanci e alleanze

E’ anche vero che, a 10 anni dalla sua costituzione, l’appuntamento romano sarà l’occasione per il Partito democratico per fare qualche somma, con una schiera di addendi dalla quale non potrà mancare il saluto di ben due segretari di partito (Epifani prima, Bersani poi), il malumore crescente sulla sponda dei sostenitori del prodismo originario e una bagarre sul Rosatellum che non ha contribuito a consolidare la posizione dem, nonostante l’ok della Camera. Del resto, anche un nome come quello di Giorgio Napolitano si era mostrato critico nei confronti della legge elettorale, annunciando l’esposizione delle sue ragioni al Senato. Caldo anche il fronte delle alleanze, con l’auspicata riconciliazione con i dissidenti che si mostra tutt’altro che una strada facile: “Non ci sono le basi – ha detto D’Alema da Palermo – per un’alleanza elettorale con il Pd. I nostri elettori non ci seguirebbero, piuttosto ci saluterebbero. IlRosatellum allunga la distanza tra noi e il Pd, che si era già stabilita con provvedimenti come il Jobs act, la Buona scuola”.

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