Giudici al Comune: “Registrate due padri”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:46

Avere due padri si può. Almeno per il Tribunale civile di Milano, che ha chiesto con decreto al Comune della città meneghina di trascrivere nell'atto di nascita di una bambina, ottenuta negli Stati Uniti con l'utero in affitto, il nome di entrambi gli uomini con cui vive. L'anagrafe sarà ora obbligata a rettificare quanto è stato già trascritto, ossia soltanto il nome del padre biologico della piccola. Secondo i giudici in questo modo si riconosce “alla minore” di avere due “genitori dello stesso sesso”, principio che non viola “alcun principio fondamentale”, anzi è “superiore interesse della minore” garantirle i “diritti alla bigenitorialità”. I magistrati nell'ordinanza hanno fatto riferimento a una sentenza della Cassazione confermando che non è contraria all'ordine pubblico la trascrizione dell'atto di nascita con due padri, così come prima di loro avevano fatto i Tribunali di Livorno, Pisa e Roma. Esultano i legali della coppia di uomini, secondo cui “la pietra angolare di ogni decisione dev'essere la tutela del bambino“.

“Così si viola il diritto ad una mamma e un papà”

“Questa è la prova che la campagna contro l’utero in affitto serviva. Sappiamo dove vogliono arrivare e i giudici glielo stanno consentendo”, dichiarano Antonio Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidenti di Pro Vita e Generazione Famiglia, associazioni promotrici del Family Day, sulla decisione del Tribunale civile di Milano. “Aggiungere il secondo genitore significa violare il diritto fondamentale del bambino ad avere una mamma e un papà, è vergognoso che la legge non tuteli più il debole ma i capricci degli adulti”, ha dichiarato Antonio Brandi. “L’atto di forza della magistratura è la via giudiziaria allo stravolgimento del diritto naturale che di fatto legittima l’utero in affitto, pratica vietata in Italia dalla legge 40/2004. Noi gridiamo a gran voce no allo sfruttamento del corpo delle donne, no alla tratta degli esseri umani: i bambini non sono un prodotto”, ha concluso Jacopo Coghe.

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