G8 di Genova, Gabrielli: “Fu semplicemente una catastrofe”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:31

“Non ci sarà mai più un’altra Genova”. Ne è sicuro il capo della Polizia Franco Gabrielli che, nel corso di un’intervista rilasciata a “Repubblica”, è tornato sulle drammatiche vicende che caratterizzarono, dal 19 al 22 luglio 2001, il G8 svolto nel capoluogo ligure: “Fu semplicemente una catastrofe – ha detto Gabrielli -. A partire dalla scelta sciagurata di far gestire l’ordine pubblico al vertice del Dipartimento di pubblica sicurezza e non alla Questura di Genova. Si scommise sulla capacità dei ‘Disobbedienti’ di Casarini e Agnoletto  di poter in qualche modo governare e garantire per l’intera piazza. Capacità che dimostrarono purtroppo di non avere”. Una gestione completamente sbagliata che coincise con episodi di violenza che, ancora oggi, identificano il G8 come “motivo di dolore e diffidenza… Allora vuol dire che in questi 16 anni la riflessione non è stata sufficiente. Né è stato sufficiente chiedere scusa a posteriori”.

“A Genova saltò tutto”

Il capo della polizia ha ripercorso anche le vicende della scuola “Diaz” e del quartiere Bolzaneto: “A Genova saltò tutto e saltò tutto da subito. Fino alla scelta esiziale dell’irruzione nella Diaz”. Poi, parlando della successiva inchiesta e delle recenti condanne, Gabrielli ha spiegato che “abbiamo assistito a condanne esemplari per la Diaz e a condanne modeste per Bolzaneto, dove l’assenza di una norma che configurasse il reato di tortura e l’improvviso evaporare della catena di comando e di  responsabilità che aveva posto le premesse per cui una caserma del  reparto mobile della polizia si trasformasse in un ‘garage Olimpo’, ha fatto sì che oggi si continui a parlare di Diaz e pochi ricordino   Bolzaneto. Dove, lo dico chiaro, ci fu tortura”. Ma, ha precisato il capo della polizia, “se vogliamo costruire una memoria condivisa su Genova, va colmato lo spread fra responsabilità sistemica e responsabilità penale”. Poi precisa: “Fossi stato capo della polizia mi sarei assunto le mie responsabilità, mi sarei dimesso..”.

Gabrielli: “Prevenzione prima che repressione”

Insomma, anche a distanza di 16 lunghissimi anni, quanto accade nel luglio del 2001 a Genova resta indelebilmente scolpito nell’immaginario collettivo del nostro Paese. Eppure, Gabrielli resta certo che quanto avvenne allora non avrà più modo di verificarsi: “La polizia del 2001 era come quella di oggi, democratica. Ma sono cambiate molte cose nella nostra routine, nella nostra formazione… Guardiamo cosa è accaduto a Roma in occasione dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma: il nostro sistema di prevenzione e sicurezza è oggi quello che conosciamo anche perché c’è stata Genova… Oggi, il nostro baricentro è spostato sulla prevenzione prima che sulla repressione”.

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