FORCING DEL GOVERNO SULLA CORRUZIONE. MA SI PROCEDE A RILENTO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:24

Quella della lotta alla corruzione, nell’anno in cui ad Expo si è affiancato da poco il Giubileo della Misericordia, è diventata una priorità assoluta per il governo. Grandi eventi ed opere fanno gola al malaffare, come ha dimostrato l’ultima inchiesta della procura di Firenze che ieri ha portato all’arresto di 4 persone. Così l’esecutivo ha deciso di accelerare, anche su pressing dell’opinione pubblica, e ha presentato nella commissione Giustizia del Senato l’emendamento sul falso in bilancio al ddl annunciato da mesi dal ministro Andrea Orlando. Matteo Renzi ha subito rivendicato il risultato e ha parlato di “pene più aspre” e di tempi raddoppiati per la prescrizione: l’altro progetto di legge all’esame a Montecitorio. Ma nonostante lo scatto deciso improvvisamente dal governo, l’esame del ddl rischia di slittare.

Il presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama Francesco Nitto Palma ha fissato infatti a domani il termine per la presentazione dei subemendamenti e il testo, che sarebbe dovuto giungere oggi in Aula, non ci arriverà prima dell’inizio della prossima settimana. Cambiato anche rispetto agli annunci, l’emendamento sul falso in bilancio prevede che questo torni ad essere un reato dopo la sostanziale depenalizzazione decisa durante il governo Berlusconi. Le pene per le società normali saranno da 1 a 5 anni di reclusione, mentre per quelle quotate o quelle che immettono titoli sul mercato o le banche, gli anni di reclusione andranno dai 3 agli 8.

La procedibilità a querela, chiesta in un primo momento da Fi e da Ncd, viene prevista solo per le società molto piccole, quelle che secondo il codice civile non sono soggette a fallimento. Inoltre, sanzioni più salate anche per le società, oltre che per gli amministratori bugiardi: per loro si prevede un pagamento dalle 200 alle 600 quote. Così, si spiega, “vigileranno meglio al proprio interno”. Ma ieri pomeriggio si sono registrati i primi problemi. Quando è arrvato il viceministro della Giustizia Enrico Costa per depositare l’emendamento il numero legale non c’era perché mancavano quasi tutti i senatori Pd. Nessuno ha sollevato ufficialmente la questione e quindi la seduta è stata sospesa dopo appena 30 minuti, per riprendere all’arrivo del Guardasigilli Orlando.

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