Ex Ilva, Procura: “Spegnere Altoforno 2, è pericoloso”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:10

L'Altoforno 2 di ArcelorMittal deve essere spento. Lo ha deciso la Procura di Taranto, che ha già fatto notificare il decreto ai nuovi proprietari di quella che un tempo era la più grande fabbrica d'acciaio d'Europa. L'Altoforno 2 dell'impianto ex Ilva di Taranto era stato sottoposto a sequestro preventivo dopo l'incidente costato la morte nel 2015 di un operaio investito da una colata incandescente. La disposizione della Procura é la conseguenza del rigetto del Gup nei giorni scorsi dell'istanza di dissequestro dell'impianto. Il pm Antonella De Luca ha affidato al custode giudiziario, Barbara Valenzano, la definizione del cronoprogramma per lo spegnimento dell'Afo 2, che è uno dei tre altoforni del siderurgico di Taranto. I tecnici nominati dal Gup hanno accertato che l'azienda non avrebbe applicato tutte le prescrizioni per la messa in sicurezza dell'impianto.

Il tavolo

L'atteso tavolo avvenuto ieri, martedì 9 luglio, tra parti sociali e Ministero per lo sviluppo economico non ha prodotto risultati. “L'incontro non ha dato la risposta alla domanda principale: se non sappiamo come finisce la partita sull'immunità da cui il sindacato è escluso il tavolo con ArcelorMittal è bloccato”, ha detto la leader Fiom, Francesca Re David al termine  dell'incontro al Mise su Arcelor Mittal. “Si è concluso il tavolo sull'Ilva con Arcelor-Mittal e i sindacati. Continuiamo a lavorare, c'è ancora tanto da fare per i lavoratori e per Taranto”, scrive il titolare  dello sviluppo economico Luigi di Maio in un post su Facebook confermando di fatto lo stallo. È scontro infatti tra governo e Arcelor Mittal: il colosso siderurgico minaccia la chiusura dell'ex Ilva a Taranto se non ci saranno garanzie per i suoi dipendenti. “Non accetto ricatti” era stata la risposta di Di Maio. Lo scorso apriel il vicepremier aveva annunciato di aver “Tolto l'immunità penale per i vertici di Ilva” scatenando contestazioni da parte dei numerosi tarantini che ne chiedono la chiusura. Luca Contrario, portavoce di “Giustizia per Taranto”, ha affermato “che nessun tavolo e nessuna discussione sul futuro di questa città ha senso se non si parla in maniera chiara di chiusura immediata delle fonti inquinanti e di riconversione della nostra economica e del nostro territorio col reimpiego dei lavoratori Ilva e dell'indotto nelle bonifiche”.

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