Editoria digitale: approvato l’emendamento per l’Iva al 4% anche sugli ebook

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:30

“Un libro è un libro indipendentemente dal suo formato, solo un incomprensibile meccanismo burocratico può consentire un regime fiscale discriminatorio per gli e-book”. Il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini ha annunciato in mattinata di aver presentato al Governo un emendamento all’articolo 17 della legge di stabilità 2015 che prevede, ai fini della imposta sul valore aggiunto, di considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice Isbn e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica. Con le nuove norme l’Iva sugli e-book viene abbassata pertanto al 4% ed equiparata a quella prevista per i libri cartacei, superando così un regime fiscale discriminatorio sulla lettura. L’emendamento, già bollinato della Ragioneria dello Stato, si aggiunge agli emendamenti parlamentari in materia presentati da Pd, Forza Italia e Sel a seguito di un ampio e condiviso dibattito che ha caratterizzato i lavori della Commissione Bilancio della Camera.

E’ arrivato nel pomeriggio il via libera dalla commissione Bilancio della Camera agli emendamenti alla legge di Stabilità presentati da tutti i gruppi. Le risorse del mancato gettito, pari a 7,2 milioni di euro l’anno, saranno coperte dal fondo per interventi strutturali di politica economica. “Una scelta giusta e coraggiosa di governo e Parlamento”, ha commentato il ministro Franceschini.

Plaude l’Associazione Italiana Editori. Il presidente Marco Polillo esprime “i più sentiti ringraziamenti al ministro Franceschini, al presidente Renzi e a tutto il governo per aver accolto la forte istanza proveniente da tutto il mondo del libro e aver deciso di voltare pagina rispetto ad una discriminazione senza senso”. Via libera al governo dal senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama, che parla di “ottima decisione”. Anche Forza Italia si dice d’accordo: “E’ una bella notizia, una vittoria per la cultura”, ha detto il deputato Rocco Palese.

Qualche settimana fa era partita una iniziativa sui social network che ha coinvolto editori, autori e lettori, sotto l’hashtag #unlibroèunlibro, promossa dall’Associazione italiana editori per chiedere l’equiparazione dell’Iva sugli ebook: attualmente infatti il regime a cui sono sottoposti i libri cartacei è del 4%, mentre quello dei libri digitali è del 22% e la situazione è simile anche negli altri paesi europei. E questo in un momento storico in cui la lettura digitale si sta sempre più diffondendo: in Italia nel 2013 gli e-reader acquistati sono stati 2,4 milioni (+34,2%), i tablet 6,3 milioni (+65,7%) e gli smartphone 26,2 milioni (+43%).

Nel 2006 l’Unione Europea ha emanato una direttiva che ha confermato la possibilità per gli Stati Ue di applicare una Iva agevolata sui libri, chiarendo però che questo non vale per gli ebook. Come mai? Secondo l’Unione Europea i libri digitali vanno equiparati ai prodotti elettronici come videogames e software, per i quali si prevede appunto l’Iva massima. Per questo motivo in Italia, è pari a 22%, mentre quella sui libri di carta 4%, una discriminazione che penalizza le edizioni digitali a favore della vecchia carta stampata. La situazione non è dissimile in paesi come Svezia, Regno Unito, Danimarca, Ungheria e molti altri. In Germania, ad esempio, l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto è al 19% per gli ebook e solo al 7% per i libri stampati. Secondo la Ue quindi l’ebook non è un prodotto culturale. Eppure a noi sembra un libro a tutti gli effetti.

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