Ecco l'accordo, il deficit a 2,4%

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:00

Pccordo raggiunto con tutto il governo sul 2,4%. Siamo soddisfatti, è la manovra del cambiamento”. C'è aria di festa al termine della riunione fiume a Palazzo Chigi: il governo ha trovato infatti l'intesa con il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, per la Manovra da presentare per la legge di Bilancio dell'Ue, varata sforando sì il tetto del 2% (principale motivo della contesa) ma anche includendo nel testo tutti quelli che erano stati i mantra elettorali dei due schieramenti di maggioranza: reddito di cittadinanza, superamento della Fonreno e aliquota al 15%. Sembrava un tira e molla inifinto ma, alla fine, l'accordo è stato faticosamente raggiunto: saranno 27 i miliardi liberati per la Manovra. Qualche ora fa, fonti M5s avevano definito ragionevole l'obiettivo di arrivare a tali percentuali, incontrando una resistenza dal capo del Mef che ha costretto a posticipare il Consiglio dei ministri di un'ora: “Oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l'Italia – ha scritto Luigi Di Maio su Facebook, commentando l'accordo -. Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini. Per la prima volta non toglie, ma dà. Gli ultimi sono finalmente al primo posto perché abbiamo sacrificato i privilegi e gli interessi dei potenti. Sono felice. Insieme abbiamo dimostrato che cambiare il Paese si può e che i soldi ci sono”.

Salvini soddisfatto

Soddisfatto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: “Tasse abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani, diritto alla pensione per almeno 400 mila persone e altrettanti posti di lavoro a disposizione dei nostri giovani superando la legge Fornero, chiusura delle cartelle di Equitalia, investimenti per scuole, strade e Comuni. Nessun aumento dell’Iva. Pienamente soddisfatto degli obiettivi raggiunti”.

La giornata

Pomeriggio di fuoco a Palazzo Chigi, dove c'era attesa per la decisione sulle sorti del Def e, molto probabilmente, anche della Manovra, sulla quale un punto d'incontro ancora non c'era. Forse anche per questo il Consiglio dei ministri era stato posticipato a dopo il vertice delle 16, dal quale si attendeva uscisse quasi sicuramente il quadro definitivo con il quale si andrà a varare la Manovra per la legge di Bilancio. Una situazione abbastanza tesa tra la maggioranza e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, la quale interessava più che altro sulla questione dello sforamento del rapporto deficit/Pil, sul quale nessuna delle due parti vuole retrocedere.

Di Maio: “Non facciamoci ingannare dai numeri”

A confermarlo erano state le stesse parole del vicepremier Luigi Di Maio, il quale ha spiegato che “è in corso una discussione senza dogmi, né paletti e stiamo discutendo per avere il meglio per i cittadini italiani. Ci sono delle differenze di vedute che dobbiamo superare. Siamo ad un bivio storico e non possiamo arretrare di un centimetro né farci ingannare dai numeri: dobbiamo abolire la povertà con il reddito di cittadinanza e dare al Paese le riforme strutturali e gli investimenti necessari per rilanciare la crescita”.

Lo stallo

In sostanza, il ministro dello Sviluppo economico aveva confermato la distanza fra le parti ma anche la volontà reciproca di andare avanti insieme verso la Nota di aggiornamento del Def e tutti gli altri punti appresso. Da superare, come spiegato sia da Di Maio che da Salvini, lo scoglio dello sforamento della soglia concordata con l'Ue del rapporto fra debito e prodotto interno lordo, con l'esecutivo che preme per l'innalzamento al 2,4% pur di approvare la Manovra. Un'eventualità finora scartata dal ministro Tria, arrivato per questo allo scontro con la maggioranza, più con i pentastellati che con la Lega, per la verità: il Carroccio, infatti, si è finora tenuto più cauto sulle percentuali, schierandosi comunque al fianco della parte “gialla” dell'esecutivo: “I numerini me li gioco a lotto o a tombola – aveva detto Salvini -. Sforiamo il due per cento per la felicità di milioni di italiani”. Gli fa eco il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: “Il nostro obiettivo è realizzare le proposte contenute nel Contratto di governo: se questo vuol dire arrivare al 2,4, al 2,6% di deficit non credo sia una tragedia”.

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