Due italiani su 3 hanno paura di quello che mangiano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:41

Due italiani su tre (68%) sono preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute anche per effetto del ripetersi degli scandali alimentari”. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè, divulgata in occasione della presentazione del rapporto Ecomafie 2019 di Legambiente.

Coldiretti

La Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti considera una “reazione giustificata” quella degli italiani a fronte dei numeri dell'illegalità: “quasi 123 al giorno – sottolinea Coldiretti – per un totale di 44.795 illegalità nel settore agroalimentare, ai danni del made in Italy, con un aumento rispetto al 2017 in cui se ne erano registrate 37mila e un valore dei prodotti sequestrati di 1,4 miliardi”. Il legame tra criminalità e frodi alimentari, perciò pericolosi per la salute o frutto dello sfruttamento dei lavoratori, rappresenta “una realtà insidiosa”. “L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono sempre più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – continua la Coldiretti – con nuovi sistemi di indagine e un aggiornamento delle norme penali”. In questo contesto “è importante realizzare la riforma dei reati in materia agroalimentare per aggiornare le norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900. Un obiettivo – conclude la Coldiretti – sostenuto dalla importante decisione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di chiedere la collaborazione di Giancarlo Caselli e dell’Osservatorio Agromafie proprio per procedere alla revisione delle leggi in materia”. Coldiretti ha lanciato l'allarme, nelle scorse settimane, sia in merito al pesce straniero che mangiamo in Italia – nel rapporto “Sos pesce italiano” presentato in occasione della Giornata nazionale del pesce italiano – sia in merito alla pericolosità della carne proveniente dal Sud America. 

Ecomafie

Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali sono nel 2018 i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro. A parlar chiaro sono anche quest’anno i dati di Ecomafia 2019, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia raccolti da Legambiente nel suo report annuale dedicato alle illegalità ambientali. Nel 2018 cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi (-67% nel 2018) e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila del 2017 – così come quelle arrestate, 252 contro i 538 del 2017, e i sequestri effettuati – 10mila contro gli 11.027 del 2017. L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. Si conferma la validità della legge sugli ecoreati. Nel 2018 è stata usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Legambiente lancia un monito: “Basta concentrarsi solo sulla presunta emergenza migranti: le vere minacce all’ambiente, alla salute e all’economia sana diventino priorità nell’agenda politica del Paese”.

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