DIFFAMAZIONE AGGRAVATA, BEPPE GRILLO CONDANNATO A 1 ANNO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:36

Beppe Grillo è stato condannato a un anno di carcere per diffamazione aggravata. E’ stato lo stesso leader del Movimento 5 Stelle a darne l’annuncio sul suo blog. “Se Pertini e Mandela sono andati in prigione – ha affermato – forse potrò andarci io per una causa che sento giusta e che è stata appoggiata dalla stragrande maggioranza degli italiani al referendum”. Si tratta, nello specifico della querelle sul nucleare. “Oggi è stata emessa la sentenza dal tribunale di Ascoli Piceno contro di me per diffamazione – ha raccontato – per aver detto in un comizio che il professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria ‘Enzo Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio” diceva cose ritenute non vere (il termine usato dall’ex comico era più colorito).

Il fatto risale all’11 maggio 2011, in occasione di un mio comizio elettorale a San Benedetto del Tronto in vista del referendum sul nucleare. “‘Vi invito a non pagare più il canone, io non lo pago più perché – disse allora Grillo – non puoi permettere ad un ingegnere dei materiali, nemmeno del nucleare, parlo di Battaglia, un consulente delle multinazionali, di andare in televisione e dire, con nonchalance, che a Chernobyl non è morto nessuno. Io ti prendo a calci nel c…o o e ti sbatto fuori dalla televisione, ti denuncio e ti mando in galera’”.

Il Pm aveva chiesto una multa di 6.000 euro. Ma il giudice, ha proseguito il leader pentastellato, “mi ha tolto la condizionale condannandomi a un anno di prigione e a 50.000 euro di risarcimento. Io sono fiero di aver contribuito a evitare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. E’ un’eredità che lascio ai nostri figli che potranno evitare incidenti come Chernobyl e Fukushima”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.