Diciotti ancora senza porto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:56

Prosegue pressoché ininterrottamente il contenzioso fra Italia e Malta sulla questione migranti. A tenere banco, dopo la vicenda Aquarius (risolta con un accordo di ripartizione fra 6 Paesi dell'Unione), è la questione Diciotti, la nave della Guardia Costiera italiana sulla quale sono imbarcati 177 migranti e ormai da 4 giorni in attesa di destinazione davanti al porto di Lampedusa. Una faccenda se possibile ancora più intricata di quanto non lo fosse Aquarius, alla base di una polemica dai toni alquanto aspri fra il governo italiano e quello maltese: “Diciotti – scrive il ministro dei Trasporti Toninelli su Facebook – dimostra che l'Italia non si tira mai indietro quando si tratta di salvare vite umane. Il comportamento di Malta è ancora una volta inqualificabile e meritevole di sanzioni. L'Ue si faccia avanti e apra i propri porti alla solidarietà, altrimenti non ha motivo di esistere”.

Il contenzioso

L'autorità di La Valletta ha contestato l'intervento della nave al barcone che, in quel momento, viaggiava nel sar maltese e che, secondo il governo isolano, non aveva richiesto soccorso rendendo illegittima e immotivata l'interferenza italiana. Non così secondo il titolare del dicastero dei Trasporti, per il quale l'assistenza di Diciotti dimostra la costante sensibilità del nostro Paese ai soccorsi in mare. Per Malta, la parte italiana nella questione dei 177 migranti sarebbe l'apertura dei porti alla nave della sua stessa Guardia Costiera, piuttosto che invitare la Comunità europea all'istituzione di sanzioni contro La Valletta.

Ricerca di soluzioni

Una prospettiva che le parole di Toninelli sembrano non confermare e, al momento, la Diciotti continua a sostare in rada con in vista le coste di Lampedusa, in una sorta di replica di quanto accaduto a luglio con la stessa nave della Guardia Costiera. Intanto, alcune fonti governative parlano di un ministro degli Esteri impegnato per trovare una soluzione congiunta con altri Paesi europei (sul modello della mossa che ha sciolto l'impasse di Aquarius qualche giorno fa) che consenta all'Italia di ottenere un aiuto per la ripartizione dei migranti a bordo della Diciotti. Il ministro Moavero ha parlato di “una soluzione europea coordinata in tema di lotta contro i trafficanti di essere umani e di accoglienza di chi ha diritto di asilo nell'Ue”. E naturalmente, più nell'immediato, per la ricerca di un porto di attracco.

L'intervento di Salvini

Nel pomeriggio, sulla questione è intervenuto anche il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, il quale si è unito al parere di Toninelli invocando l'intervento europeo con, in caso contrario, la possibilità di riportare i migranti in Libia: “O l'Europa decide seriamente di aiutare l'Italia in concreto, a partire ad esempio dai 180 immigrati a bordo della nave Diciotti, oppure saremo costretti a fare quello che stroncherà definitivamente il business degli scafisti. E cioè riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare”. Esternazione contestata duramente dalle opposizioni: “Ricatto criminale – ha affermato Pippo Civati, di Possibile -. Rispedire in Libia i migranti, ora a bordo della Diciotti, sarebbe l'atto peggiore di un governo che ha già calpestato i diritti umani. Il principio di non respingimento è sancito dalla Convenzione di Ginevra e garantisce che nessuno possa essere trasferito in Paesi dove la sua vita è a rischio. Senza dimenticare che è contro la Costituzione italiana su cui ha giurato”.

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