Delrio: “Se vince il No, il premier salirà al Quirinale per consegnare le dimissioni”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:19

Con gli ultimi attacchi in piazza e appelli in tv, dalla mezzanotte di ieri è ufficialmente calato il silenzio sull’imminente referendum. Una campagna lunga e combattuta, con toni spesso sopra le righe tra i due schieramenti nettamente contrapposti, qeullo del “Basta un Sì” (di cui fanno parte, tra gli altri, la maggioranza del Pd, il Pdl, l’Ulivo, Confindustria, Scelta Civica, UdC, Area Popolare, Partito Socialista) e quello del “Io voto No” (Berlusconi in extremis, i piddini Bersani e D’Alema, l’Associazione Partigiani d’Italia, il M5S, Meloni, Fini, Salvini e Sel di Vendola).

Caldissima la notte prima della chiusura della campagna referendaria, con accuse e scontri da tutti i fronti. Se da un lato Renzi sceglie di chiudere evitando di ribadire la sua indisponibilità ad andare avanti in caso di sconfitta e vedendo il risultato “aperto”, Del Rio chiarisce al suo posto dicendo: “Se vince il No credo che il premier salirà al Quirinale per consegnare la sua disponibilità”.

Ipotesi caldeggiata da Silvio Berlusconi e da tutta la destra del trio Meloni-Fini- Salvini; quest’ultimo apre la polemica sul voto degli italiani all’estero, proprio nelle ore in cui stanno arrivando in Italia i plichi elettorali con, a suo dire, “voti inventati o comprati in giro per il mondo da Renzi”. Beppe Grillo, da Torino, chiama i suoi al voto di pancia perché, comunque vada, “siamo un paese spaccato, alla stasi mentale”; ma il Movimento incrocia le dita, neanche tanto velatamente, per la vittoria del No e la rapida fuoriuscita di Renzi. In ogni caso, assicura il comico, “anche la sconfitta ci darà ancora più forza”.

Da parte del premier, la personalizzazione di questa campagna referendaria ha trasformato il dibattito costituzionale in una sorta di plebiscito a favore o contro l’attuale governo. Renzi sceglie di chiudere la sua campagna – forse un po’ scaramanticamente – a piazza della Signoria, dove “quattro anni fa – ricorda – il 2 dicembre ripartimmo da Firenze” dopo la sconfitta alle primarie per la premiership.

Il leader dem è ottimista e spera di “vincere al novantesimo” la sua partita più importante con una campagna porta a porta fino all’ultimo perché “non c’è mai stato un così alto numeri di indecisi”. Dopo aver messo in guardia nei giorni scorsi dal rischio di un governo tecnico, oggi il capo del governo punta a separare il referendum dal suo destino personale invitando gli elettori “a non farsi fregare: non è un voto per me o contro di me, è un voto per cancellare la Casta”.

A parlare delle conseguenze sulla stabilità del governo, ci pensa Graziano Delrio per il quale “andare al Quirinale se dovesse vincere il no sarebbe un atto di onestà nei confronti dei cittadini”. Il ministro parla della “disponibilità” del premier a rassegnare le dimissioni, scenario che però oggi il fronte del Sì preferisce non alimentare. Per le opposizioni, le dimissioni del premier sarebbero doverose. “Bisogna andare a votare per evitare che Renzi diventi il vostro padrone e il padrone dell’Italia”, avverte il Cavaliere.

In una battaglia sul filo, a detta di tutti, è possibile che il voto all’estero sia determinante. Per questo il fronte del No lancia l’allarme “brogli” nei conteggi: “Bisogna essere vigilanti e organizzati – avvisa Massimo D’Alema – Bisognerà mandare qualcuno anche in quell’hangar dove si sfogliano i voti venuti dall’estero”. “Un film che si ripete ad ogni elezione, frasi da avvelenamento di pozzi”, taglia corto il leader Pd che – in caso di vittoria – c’è da scommettere che avvierà la resa di conti interna al suo partito. “Elezioni anticipate se vinco? Fantapolitica”, assicura infine Renzi la cui vita (politica) dipende solo dal risultato di domani.

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