DDL BOSCHI: OK DEL SENATO AL “CANGURO” PD, PASSA L’ARTICOLO 1

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:30

Il governo ha incassato l’ok del Senato all’articolo 1 del ddl sulle riforme costituzionali, dopo che l’assemblea di palazzo Madama aveva dato il via libera all’emendamento firmato dal senatore Pd, Roberto Cociancich che consentiva di calare la scure su tutte le proposte di modifica successive, portando direttamente al voto dell’intero articolo. Si tratta di un emendamento nella sostanza identico a quello a prima firma Finocchiaro che ha sancito l’intesa all’interno del Pd e nella maggioranza, ma che per la sua particolare formulazione ha consentito in più l’introduzione della tecnica del “canguro”, sia pure nella versione mini, valida cioè solo per il primo articolo.

Dopo le burrasche di mercoledì, ieri le acque pur intorbidite ancora dalle polemiche sono state molto più calme nell’agone politico-parlamentare impegnato nel tema delle riforme. Il presidente del Senato Grasso ha dovuto fare i conti con la frustrazione delle opposizioni che hanno tentato in ogni modo di opporre al mini canguro della maggioranza altre iniziative volte a sovvertire gli effetti del Cociancich, senza però giungere a sintesi.

Grasso dal canto suo non ha dato sponda alle argomentazioni regolamentari cui si sono appigliati di volta in volta i senatori Vito Crimi del Movimento 5 Stelle, Giacomo Caliendo di Fouota 172rza Italia, Cinzia Bonfrisco dei Conservatori e riformisti, Lorendana De Petris di Sel, senza contare la Lega Nord. E ha ignorato anche le ripetute richieste di convocazione di una giunta per il regolamento (dove i voti di maggioranza e opposizione sono in sostanziale equilibrio), per discutere sui criteri di ammissibilità degli emendamenti. Alla fine ha dovuto fare i conti con le critiche anche pesanti delle opposizioni, che pure hanno sempre tenuto a distinguere il ruolo di Grasso da quello della maggioranza e del governo.

Dal versante della maggioranza, questa ha potuto giocare senza problemi le proprie carte, forte di un pacchetto di 172 voti che hanno tolto forza e velleità alle iniziative pensate dalle opposizioni per limitare i colpi di acceleratore che l’esecutivo è sempre determinato a imprimere al percorso del ddl Boschi a Palazzo Madama.

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