Corsa alla segreteria, Renzi boccia Zingaretti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:03

E'sfida aperta per le candidature alla segreteria del Partito democratico e, dal salotto di Otto e mezzo, l'ex premier Matteo Renzi cerca di sfilare dal novero degli aspiranti leader il nome di Nicola Zingaretti. L'attuale governatore del Lazio, infatti, avrebbe un rapporto poco chiaro con il Movimento 5 stelle, caratteristica che lo renderebbe inadatto alla guida del partito: “Non credo che vada bene come candidato, la posizione di Nicola sui M5s è molto ambigua. Per me è fondamentale dire con chiarezza che non si possono fare accordi con chi non vuole i vaccini. Dopodiché se vince Zingaretti non faccio quello che hanno fatto a me, il fuoco amico”. Per l'ex segretario, ex premier ed ex sindaco di Firenze, dunque, il presidente della Pisana non risponderebbe all'identikit ideale che possa in qualche modo unificare i dem sotto un'unica bandiera.

Via dai candidati

Ma sul tema della segreteria Renzi conferma di non voler entrare nel giro delle candidature: “Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso. Io farò altro, a cominciare dalla prossima Leopolda. Il Congresso è già iniziato, ho votato nella fase dei circoli e voterò alla segreteria Toscana, Simona Bonafè. Ce ne sono tante di donne che possono fare le segretarie”. Sulla questione esodo, che ha accompagnato (e preceduto) buona parte della scorsa tornata elettorale, Renzi è tornata ad attaccare l'ex segretario Pierluigi Bersani e Leu di Pietro Grasso: “Bersani, Leu e la sinistra hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato. Spero che capiscano che aver fatto la guerra a me ha portato la sinistra radicale a non contare più niente”.

Attacco a Di Maio

Tornando sul tema M5s, l'ex segretario dem riserva un duro affondo su Luigi Di Maio e, più in generale, sulla sua interpretazione del ruolo di ministro: “Non è degno  di assolvere la funzione di ministro con disciplina e onore come prescrive la Costituzione- ha detto rivolgendosi al vicepremier -. Non sa di cosa si parla quando si parla di lavoro. Io gli riconosco il diritto di cambiare il jobs act, se vuole. Ha vinto le elezioni. Quello che mi sconvolge non è solo l'inciviltà nel dare dell'assassino all'avversario politico, ma di parlare di assassini quando si parla di riforma del lavoro. Forse ignora che ci sono stati docenti, giuristi uccisi dai brigatisti, dai terroristi e dagli anarco insurrezionalisti”. 

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