Conte a Bruxelles: “Il 2,4% non era una sfida”

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Il 2,4 per cento non era un dato simbolico, un indice di sfida all'Europa ma una somma che ci consentiva di non tradire l'impegno con i cittadini. Nel momento in cui si sono liberate altre risorse, abbiamo potuto elaborare la seconda proposta”. Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in conferenza al termine della seduta dell'Eurosummit di Bruxelles, durante la quale ha ribadito che l'idea del 2,4% non era stata pensata come una sfida all'Ue: “L'Italia non è col cappello in mano, le riforme sono quelle che abbiamo pensato, non abbiamo nulla di cui scusarci, anzi abbiamo dimostrato una visione strategica, abbiamo intercettato una sensibilità sociale diffusa in Europa e stiamo rispondendo alle urgenze avvertite dai cittadini, anche in altri Paesi”.

Il deficit  al 2,04%

Nel bel mezzo del confronto con i vertici di Bruxelles, Conte ha specificato nuovamente che non si andrà oltre il 2,04%: “Il saldo che abbiamo presentato è quello. Noi vorremmo che l'intera Ue si facesse carico dei due progetti riformatori, dal nostro punto di vista ci sono margini di manovra. E' su quello che si possono costruire delle tecnicalità. Non abbiamo altri margini”. E sul proseguimento delle trattative, spiega che assieme alla Commissione Ue “stiamo lavorando per poter compiere gli ultimi dettagli, per completare la nostra proposta” e che “la trattativa va a oltranza, anche nelle ore notturne”.

“Dimostrata visione strategica”

Per quanto riguarda le dispute dei mesi scorsi, Conte ha sottolineato che “è compito della politica: abbiamo intercettato e anticipato una sensibilità sociale diffusa in Europa. Stiamo rispondendo a dei bisogni urgenti avvertiti dai cittadini, anche in altri Paesi. Mi piace anche confrontarmi con i miei colleghi. Per me è un onore presentare il progetto riformatore: l'Italia è così ambiziosa che vuole realizzare riforme che sono state sempre annunciate e mai realizzate”. E aggiunge: “Forse arriveremo tardi per la Commissione, forse saremo costretti a portare” il maxiemendamento “direttamente in Aula. Ci dispiace, ma se sarà così non sarà per volontà o scelta nostra”.

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