Civiltà Cattolica contro Salvini: “Non nomini Dio invano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:50

“Rosari e crocifissi sono usati come segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio”. Lo scrive sul suo profilo Facebook, padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica. Destinatario del suo messaggio è Matteo Salvini, che dal palco sotto il Duomo di Milano, dove ieri è andata in scena la chiusura di campagna elettorale della Lega e dei partiti sovranisti suoi alleati nel gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà, ha brandito il rosario, nominato i santi patroni del Vecchio Continente e chiesto l'affidamento alla Madonna

“Sussultino i cristiani”

Ma non è finita. Il direttore della rivista dei Gesuiti, poco dopo, ha pubblicato un altro post in cui ricorda il Comandamento di “non nominare il nome di Dio invano” per “i propri scopi”. “La coscienza critica e il discernimento – sottolinea – dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie (e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare). Ciascuno può valutare le intenzioni e farsi la propria opinione. Tuttavia – prosegue – è chiaro che l’identitarismo nazionalista e sovranista ha bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi. Ha trovato questa carta della strumentalizzazione religiosa (in Italia come altrove nel mondo, sia chiaro: non siamo originali in questo!) come adatta e la usa. La coscienza cristiana, a mio avviso, dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. Si facciano i propri discorsi, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali”.

Il comizio

Il passaggio del discorso di Salvini che ha suscitato le critiche di padre Spadato è stato quello conclusivo. Il segretario della Lega – che alla sua destra aveva il ministro della Famiglia, il cattolico Lorenzo Fontana, visibilmente soddisfatto – ha chiesto l'affidamento “alle donne e agli uomini di buona volontà, ai sei Patroni d’Europa, Benedetto da Norcia, Brigida di Svezia, Caterina da Siena, Cirillo e Metodio, Teresa Benedetta della Croce”. Ed ha aggiunto: “Affidiamo a loro il nostro destino, il nostro futuro e i nostri popoli. E io personalmente affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro che ci porterà alla vittoria”. Già nel corso del comizio il ministro dell'Interno aveva citato un Santo, predecessore dell'attuale pontefice Francesco. “San Giovanni Paolo II, nato proprio il 18 maggio e che parlava di vocazione dell’Europa alla fraternità dei popoli dall’Atlantico agli Urali – aveva scandito -, non della Turchia in Europa perché non sarai mai Europa”. Secondo Salvini, Papa Wojtyla “parlava di orgoglio, di vecchia Europa, invitandola a riscoprire se stessa”. E più avanti, il capo del Viminale ha poi citato “l’Europa di cui parlava Benedetto XVI e di cui qualcuno negava le radici giudaico cristiane”. L'accusa di Salvini verso “chi nega le sue radici” è di essere “un traditore, altrimenti rischieremmo di spalancare l’Europa alla ‘Eurabia’ di cui parlava Oriana Fallaci, una delle madri fondatrici di questa Europa”. Nel discorso del vicepremier c'è stato spazio anche per Papa Francesco, a cui si è voluto rivolgere per affermare che “il governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo, con orgoglio e spirito cristiano. Stiamo salvando vite”. Nei confronti del Santo Padre si è alzato dal pubblico anche qualche debrecabile fischio.

Le altre critiche

Quelle di padre Spadaro non sono le uniche critiche piovute addosso a Salvini dal mondo cattolico. Famiglia Cristiana pubblica un editoriale dall'eloquente titolo: “Il rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a papa Francesco, ecco il sovranismo feticista”. Per la rivista delle paoline, ieri a Milano “è andato in scena l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani”. Sulla questione è intervenuto poi il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano: “Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti”, ha dichiarato. “Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”, ha aggiunto a margine della Festa dei Popoli a San Giovanni in Laterano.

La risposta di Salvini

Da Sassuolo, dove si trovava ieri per un comizio, Salvini ha replicato a quanti hanno stigmatizzato il suo gesto: “Al direttore di un settimanale cattolico che mi ha attaccato perché ieri ho osato parlare di Dio, del Papa, dei nostri valori e mostrare un rosario. Io sono orgoglioso della nostra storia e delle nostre radici e di testimoniare una civiltà accogliente, generosa“. Poi ha avuto modo di tornare sull'argomento la sera, nel corso della trasmissione di La7 “Non è l'Arena”. Il ministro dell'Interno ha chiarito: “Sono l'ultimo dei buoni cristiani, sono divorziato e peccatore, dico le parolacce, vado a messa tre volte all'anno ma difendo la nostra storia e difendo l'esistenza delle scuole cattoliche, del volontariato, dell'associazionismo“. E poi ancora: “Se invoco la protezione di Maria dà fastidio a qualcuno? Chiedo la protezione di Dio per i nostri giovani, i nostri figli perché Europa ci sta preparando un futuro di disoccupazione e precarietà”.

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